La Cisl scende in campo contro la chiusura dell’Archivio di Stato
Mustaro: «Degli otto impiegati di un tempo è rimasta solo la direttrice, con grandi sacrifici» «Per salvare la struttura di via Mereu adesso è necessaria una grande mobilitazione di popolo»
NUORO. Degli otto impiegati di un tempo, ora è rimasta solo la direttrice. Che con grande sacrificio, ogni giorno, viaggia da Sassari e riesce a reggere stoicamente l’intera struttura. Ma per evitare che questo lento stilicidio si trasformi in chiusura definitiva, per l’Archivio di Stato di Nuoro servirebbe una grande mobilitazione di popolo. Lo dice il coordinatore provinciale della Cisl-Funzione pubblica, Giorgio Mustaro. «La chiusura dell’Archivio di Stato sarebbe la nostra Pompei – sottolinea il sindacalista – esalterebbe l’ennesimo fallimento della politica. Questo processo di morte lenta si potrebbe arrestare con una grande mobilitazione di popolo».
Prima di giungere al suo appello per salvare l’Archivio di Stato di via Mereu, Mustaro ripercorre le tappe che fino ad oggi ne hanno segnato la storia e la lenta ma costante erosione di dipendenti. «Un anno fa – ricorda – denunciammo la gravissima situazione in cui versava l'Archivio di Stato di Nuoro. Oltre alla denuncia della Cisl Funzione pubblica, ci furono diverse prese di posizione di intellettuali, cittadini comuni e, la stessa amministrazione comunale, espresse sostegno alla richiesta che tale presidio pubblico non abbandonasse la città. Ad un anno di distanza ora è la stessa amministrazione dei Beni culturali, centrale e regionale, che come detto in documenti ufficiali cerca di “adottare provvedimenti per scongiurare la chiusura definitiva”. In pillole la situazione è questa: degli otto impiegati previsti in organico oggi presta servizio la sola direttrice che, come detto negli stessi incartamenti ministeriali, “con gravi sacrifici ha consentito finora il funzionamento della struttura e dei servizi al pubblico”: Funzionario che arriva da Sassari e viaggia, con i mezzi pubblici, tutti i giorni». Ma sempre negli stessi documeti, ricorda la Cisl-Funzione pubblica, si evidenza anche «la grave situazione di insicurezza e di non conformità ai principi di igiene del lavoro, tanto che nel mese di agosto l'Archivio è stato provvisoriamente chiuso al pubblico».
E anche il tentativo di evitare la chiusura con la richiesta di mobilità di alcuni impiegati non ha dato gli esiti sperati.
«Ma in ogni caso – dice Mustaro – anche questa sarebbe una pezza. Il problema si risolve con l'invio stabile di personale di ruolo e attraverso l'assegnazione di un funzionario che, anche con gradualità, prenda il posto dell'attuale direttore che non potrà garantire all'infinito una così pesante pendolarità». «La chiusura dell'Archivio di Stato – aggiunge in conclusione Mustaro – sarebbe la nostra Pompei e farebbe il paio con tutti gli altri abbandoni che lo Stato ed altre istituzioni pubblche hanno posto in essere. Questo processo di morte lenta si potrebbe arrestare con una grande mobilitazione di popolo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
