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Una città senza bambini: dal 2005 nascite dimezzate

Una città senza bambini: dal 2005 nascite dimezzate

Allora furono 98, nel 2015 appena 49. E nel 2016 si registra già un calo del 20 % L’assessore Ledda: i servizi per le famiglie ci sono, ma ai giovani manca il lavoro

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MACOMER. Le cause della denatalità a Macomer sono tante, ma principalmente incide il lavoro che manca e la fuga dei giovani che si trasferiscono dove il lavoro c’è e dove poi formano la famiglia e fanno figli. Questa, in sintesi, l’analisi del fenomeno fatta dall’assessore ai servizi sociali e vice sindaco di Macomer, Rossana Ledda. I servizi sociali sono un osservatorio privilegiato al quale fanno capo attività e dati che consentono di avere il polso del fenomeno e di misurarlo. Il calo delle nascite è un dato reale misurato anche dall’Istat. Negli ultimi dieci anni si è registrata una decrescita progressiva passando da 98 nascite nel 2005 a 87 nel 2010 per scendere a 49 nel 2015. In un decennio si sono dimezzate. Il dato che balza agli occhi è però quello dei primi cinque mesi del 2016 che, se la tendenza sarà confermata dai dati di fine anno, si concluderà con un calo secco di oltre il 20 per cento. «Il problema non è quello dei servizi per le donne che hanno figli – spiega l’assessore ai servizi sociali –, il fatto è che il lavoro non c’è e molti giovani lo cercano altrove. Gli asili nido lavorano meno perché i bambini sono pochi e, chiaramente, ce ne sono di meno perché sono diminuite le iscrizioni. Quando c’era il calzificio, dove la manodopera era in prevalenza femminile, gli asili nido lavoravano di più. Le famiglie decidono di rinviare la nascita di un figlio perché hanno difficoltà e non riescono a dare certezze al futuro di un bambino».

Rossana Ledda spiega che Macomer ha subito pesantemente gli effetti della crisi con la cancellazione di centinaia di posti di lavoro. «La nostra è stata una crisi di grandi numeri in termini di posti di lavoro cancellati – dice –, le donne che lavoravano nelle fabbriche sono rimaste a casa e al quel punto anche gli asili nido hanno visto ridursi l’attività. A Macomer la causa del calo delle nascite non è legata alla mancanza di servizi per le donne che hanno figli, ma a problemi economici e occupazionali. Le politiche dello Stato, che chiude i servizi, non ci vengono incontro. Chi lavorava a Macomer deve trasferirsi o, quando va bene, viaggia per raggiungere la sede di lavoro sostenendo dei costi».

L’assessore ai servizi sociali ritiene che il comune possa fare poco per incentivare la natalità. A fare i figli sono i giovani e se non c’è lavoro i giovani se ne vanno. «Incentivi e bonus bebè aiutano ha figli ma non determinano la decisione di fare un figlio – dice –. Noi veniamo incontro alle famiglie con la mensa scolastica, i voucher educativi e sportivi, ma il vero problema da risolvere è il lavoro, al quale si legano poi le certezze che sono alla base della decisione di far crescere la famiglia. Un periodo temporaneo di crisi si affronta, ma quando l’incertezza sul futuro è enorme tutte le scelte vengono rimandate, compresa quella di fare un figlio». (t.g.t.)

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