Il colpo alle Poste di Bolotana: si cerca l’Alfa 147 usata dai banditi
La rapina messa a segno lunedì scorso nell’ufficio di via Umberto è la seconda dopo 64 anni Nel 1952 un commando cercò di rubare la cassaforte ma il cane Lilla riuscì a sventare il furto
BOLOTANA. Sono svaniti nel nulla i tre uomini incappucciati che lunedì scorso, poco dopo le 9, hanno preso d’assalto, armati di pistola, fucile e mazza, l’ufficio postale di Bolotana portandosi dietro un bottino di 3.400 euro contenuti nella cassa. Le ricerche, messe in atto da carabinieri e polizia in tutta la zona, non hanno dato finora alcun esito. Si cerca, in particolare, l’Alfa 147 di colore scuro usata dai malviventi per arrivare all’ufficio postale di via Umberto, nel pieno centro urbano, e per allontanarsi poi a tutta velocità verso l’uscita nord del paese che si affaccia sulla strada per la montagna. Un’azione temeraria quanto spavalda che ha visto l'auto dei banditi sfrecciare nella piazza del paese davanti agli occhi di numerosi cittadini che sostavano nei bar e nei negozi. Una volta all’interno dell’ufficio postale, che non dispone di video sorveglianza, i rapinatori hanno puntato la pistola contro l’unico cliente e, dopo aver rotto il vetro blindato con la mazza, hanno rubato il contenuto della cassa, davvero pochi spiccioli rispetto forse alle aspettative e al rischio corso, per fuggire poi a bordo dell’auto con la quale erano arrivati.
La rapina, la prima ai danni dell’ufficio postale di Bolotana ubicato in una strada stretta e a senso unico, ha sollevato, intanto, molti commenti da parte dei cittadini. I più anziani hanno subito ricordato un episodio accaduto nel 1952, quando alcuni malviventi cercarono di portare via la cassaforte dell’ufficio postale che allora si trovava al piano terra del palazzo comunale nell’attuale piazza del Popolo. Il furto non andò a buon fine grazie alla cagnetta Lilla di proprietà dell’ufficiale postale come si chiamava allora il capo ufficio. A raccontare l’episodio è l’ex sindaco e ricercatore di storia locale, Gaziano Bussa.
«Erano gli ultimi giorni del gennaio del 1952 – racconta – e tutti sapevano che nella cassaforte c’erano i soldi delle pensioni. Ad alcuni ignoti venne l’idea di introdursi nell’ufficio postale per portare via la cassaforte a farla poi saltare con l’esplosivo in un luogo sicuro. Una rapina di giorno era pressoché impossibile perché il locale era ubicato a 20 metri dalla stazione dei carabinieri e nella centralissima piazza Drochesa, cuore del paese. L’unica soluzione era quella di un'azione notturna. Il piano prevedeva il furto della cassaforte, una pesante Lips Vago, che doveva poi essere portata fuori dall’ufficio, caricata su un carro a buoi e portata lontano per essere sventrata con l’esplosivo. I malviventi – continua Bussa – sapevano che, all'interno dell'ufficio, gli ufficiali postali, i fratelli Ico e Albino Sanna di Perfugas, erano soliti lasciare di notte la cagnetta Lilla. Ma, loro, avrebbero saputo come tenerla a freno. Il piano partì una notte di vento e pioggia. Il carro arrivò davanti all'ufficio. Venne divelta la porta, mentre il cane venne tenuto stretto tra le mani di un rapinatore. Uno dei malviventi armato di fucile restò di guardia poco lontano. La cassaforte venne rovesciata e posta su dei rulli per essere poi caricata sul carro. Ma durante l’operazione la cassaforte cadde pesantemente al punto che fecce un buco sul pavimento. Tanto bastò perché l’uomo che teneva il cane allentò la presa consentendo all'animale di scappare».
Dove andò Lilla? Là dove la portava il cuore. «Il cane – conclude Bussa – grattò tanto sulla porta del padrone, che abitava lì vicino, che capì tutto. Si alzò e affacciatosi sulla piazza fece fuggire i ladri a colpi di fucile». Si racconta anche che Lilla abbaiava ogni volta che vedeva un giovinotto del paese. Già, antesignana del commissario Rex. Chissà se lunedì scorso nell’ufficio postale ci fosse stata lei...
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