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I 300 proprietari di S’ena e sa chitta contro Abbanoa

I 300 proprietari di S’ena e sa chitta contro Abbanoa

SINISCOLA. È di nuovo polemica tra i circa trecento ex soci della cooperativa del villaggio turistico S’ena e Sa chitta e il gestore dell’acqua Abbanoa. Lo scorso anno, la coop aveva ceduto...

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SINISCOLA. È di nuovo polemica tra i circa trecento ex soci della cooperativa del villaggio turistico S’ena e Sa chitta e il gestore dell’acqua Abbanoa. Lo scorso anno, la coop aveva ceduto gratuitamente al Comune di Siniscola le opere di urbanizzazione realizzate a proprie spese nell’arco di un trentennio, rete idrica e fognaria comprese, e aveva sottoscritto una transazione con Abbanoa con la quale veniva saldato il debito pregresso (dovuto a un’unica utenza suddivisa in quote non corrisposte da tutti i villeggianti) e si dava il via a utenze singole con consumi certi. In realtà il braccio di ferro era continuato con la sospensione dell’erogazione dell’acqua sino a quando il Comune di Siniscola non si era fatto garante del servizio e della qualità della rete (che aveva assunto al proprio patrimonio prima di cederla al gestore). Da notare che la transazione prevedeva il pagamento di un milione e 200mila euro suddiviso tra i soci in 48 rate. Il problema odierno è che la rete, pur collaudata dal Comune, presterebbe perdite che Abbanoa sta caricando sulle bollette dei cittadini, insieme ai consumi indicati dal contatore, la ripartizione dell’eccedenza rispetto al contatore generale dell’intero villaggio turistico, adeguando a questo dato anche il canone per la rete fognaria.

Salvatore Pala, ultimo presidente della coop S’ena e sa chitta oggi in liquidazione, ha perciò chiesto la mediazione sul caso all’assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda, al quale villeggianti e residenti chiedono il definitivo «trasferimento della rete idrica e fognaria dal Comune di Siniscola ad Abbanoa; l’immediata sospensione degli addebiti delle perdite, sia nelle fatture già emesse e sia nelle successive; evitarci di aprire un contenzioso legale di 300 cause giudiziali per far valere le nostre ragioni in tribunale; evidenziare ad Abbanoa il comportamento discriminatorio da utente ad utente (in nessuna località si pagano le perdite di rete )».

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