Inceneritore, gli operai rischiano di finire in Cig
Macomer, il progetto per il nuovo impianto è congelato dalla sentenza del Tar L’azienda affida a ditte esterne attività che potrebbero essere fatte in loco
MACOMER. Mentre il progetto per la realizzazione del nuovo inceneritore è congelato dalla sentenza del Tar che ha annullato la procedura autorizzativa, cresce fra i dipendenti della Tossilo la preoccupazione per il loro futuro. La paura è che scatti a dicembre la cassa integrazione, timore suffragrato dal fatto che l’azienda continua ad affidare a ditte esterne attività che potrebbero essere eseguite dai lavoratori in contratto di solidarietà. L’ultima riguarda la pulizia e la raccolta delle acque reflue dentro lo stabilimento eseguita da una ditta di Quartu, mentre la Tossilo dispone di un autospurgo acquistato nel 2008 e inutilizzato e del personale per le pulizie.
Alle incertezze sul futuro dei posti di lavoro si accompagnano quelle sull’impianto, spento già dalla scorsa primavera in attesa della realizzazione del nuovo inceneritore, il cui progetto resta sospeso in attesa delle decisioni che assumerà il Consiglio di Stato sulle impugnazioni della sentenza del Tar presentate dal Consorzio industriale di Macomer, proprietario dell’impianto, e dalla Regione. Fra i 38 lavoratori della Tossilo è diffuso il timore che dal contratto di solidarietà, che dà un minimo di certezze, si passi agli ammortizzatori sociali, che invece non garantiscono niente. Si parla di cassa integrazione, ma non è sicuro che sia possibile accedervi, e in ogni caso sarebbe a termine. Il contratto di solidarietà ha ridotto a 22 ore settimanali l’impegno dei lavoratori interessati e, in proporzione, anche il salario.
A preoccupare i dipendenti della Tossilo, oltre al timore che a dicembre scatti la cassa integrazione, sono anche il silenzio dei sindacati e il fatto che l’azienda continui ad affidare a ditte esterne il trasporto agli impianti di smaltimento del percolato raccolto nella discarica di Monte Muradu e il trasporto in discarica della parte residua dei rifiuti, il cosiddetto sovvallo che prima veniva incenerito. Ogni viaggio costa tra i 600 e gli 800 euro. I lavoratori ritengono che un loro impiego nel trasporto consentirebbe di lavorare di più. Oggi l’attività dell’impianto è limitata alle operazioni di pretrattamento cui sono sottoposti i rifiuti prima di essere avviati alla discarca in territorio di Ozieri.
Intanto continua a rimanere ferma la piattaforma per l’affinamento dei rifiuto differenziato che avrebbe dovuto separare plastica e alluminio. Se avesse funzionato avrebbe dato lavoro a un certo numero di addetti (si stima da 10 a 20 persone). È costata 5 milioni di euro, ma è ferma da più di due anni e non mai entrata in funzione. Anche il compost, che ha ottenuto alcune certificazioni di qualità, rimane invenduto. Gran parte finisce nella discarica di Monte Muradu e in parte viene sparso di fronte allo stabilimento. (t.g.t.)
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