Poligono di tiro, il Comune chiede garanzie concrete
Macomer, l’ipotesi di trasferimento dal lago è stata avanzata da Pili e Capelli Il sindaco Succu: «Dobbiamo aver certezze sulle bonifiche e sui loro tempi»
MACOMER. Un’alternativa al poligono sul lago Omodeo utilizzato dal Caip di Abbasanta per le esercitazioni di tiro potrebbe essere il poligono di S’Ena Ruggia a Macomer, dove si esercitano i militari del reggimento Genio Guastatori e dove generazioni di reclute hanno preso dimestichezza con le armi. L’ipotesi, assieme a quella di utilizzare un’area industriale dismessa in territorio di Bolotana, è stata avanzata dai deputati Mauro Pili e Roberto Capelli nel corso dell’incontro tenuto nei giorni scorsi a Cagliari tra la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito presieduta da Gianpiero Scanu e le delegazioni dei Comuni di Ghilarza, Soddì, Sorradile, Abbasanta e Bidonì, interessati a dismettere e bonificare il poligono sul lago perché ricade in un’area di rilevante interesse ambientale e naturalistico. Ipotesi possibile, e forse anche praticabile, ma che non tiene conto di ciò che ne pensano a Macomer, città che ha sempre aperto le porte ai militari, con i quali tuttora intrattiene ottimi rapporti anche di collaborazione, ma che prima di accettare il potenziamento di una struttura il cui utilizzo è comunque limitato, intende avere certezze sulle bonifiche, sulle attività previste e soprattutto sulla ricaduta, anche in termini economici.
Il sindaco Antonio Succu lo ha detto chiaramente: «Il Comune di Macomer ha già dato un importante contributo per questo genere di attività che si protraggono da anni. Prima di qualsiasi altra progettualità, dobbiamo avere certezze sull’attuazione delle bonifiche e sui loro tempi. È di qualche giorno fa la conferenza di servizio alla quale il comune ha partecipato con i suoi rappresentanti. Prima di incrementare ulteriori carichi, vorremmo capire quale sarà il tornaconto per la nostra comunità». In poche parole, da sempre Macomer dà un contributo importante alla Difesa. Prima di accettare un potenziamento del poligono, chiede però certezze sullo stato dell’area, non solo per quanto riguarda la bonifica legata ai residuati delle esercitazioni, che di solito vengono raccolti subito dopo e avviati allo smaltimento, ma anche all’inquinamento del suolo derivante dall’emissione di polveri e di gas prodotti dalle esplosioni. È risaputo che gli spari dei fucili e delle bombe sono prodotti dagli esplosivi impiegati nelle cartucce e negli altri ordigni i quali nel processo di combustione che ne produce l’esplosione non emettono sostanze innocue.
Macomer potrebbe dunque accettare il potenziamento del poligono, ma chiede anche una ricaduta tutta da valutare e da contrattare. Un anno fa il generale Danilo Errico, attuale capo di stato maggiore dell’Esercito, parlando del poligono di Macomer parò di «area fuori uso», sulla quale continuano però le esercitazioni. (t.g.t.)
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