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Nuoro

Ospedale di Sorgono, trasferiti i laboratori: la denuncia della Cgil

Marras: «Continua lo smantellamento della struttura» «Nessuna razionalizzazione, ma soltanto accentramento»

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SORGONO. «Continua il progressivo smantellamento dell’ospedale San Camillo di Sorgono. Lo denuncia in una nota alla Cgil del comprensorio Barbagia Mandrolisai che lamenta l’ennesimo trasferimento di servizi dall'ospedale sorgonese a Nuoro. Tonino Marras, responsabile territoriale del sindacato, denuncia l’avvio della procedura di trasferimento delle prestazioni di laboratorio analisi, settore di Immunometria, dall’unità operativa del presidio di Sorgono al Laboratorio analisi del san Francesco di Nuoro.

«È assolutamente sorprendente e grave come la direzione aziendale – denuncia la Cgil- non faccia nessuna differenza tra un presidio ospedaliero, con relativa attività rivolta anche alla degenza, come quello di Sorgono, e il poliambulatorio di Macomer dove l’attività è rivolta all’utenza esterna. È evidente quindi – continua il sindacato – che tale operazione non è solo di ordine organizzativo nè di un razionale utilizzo delle risorse ma ha come unico scopo quello di accentrare nel capoluogo diversi servizi, compresi i trasferimenti dei dirigenti medici con una visione centralista dei servizi a discapito dell’assistenza Ospedaliera e distrettuale della Barbagia Mandrolisai».

Secondo Marras, «la Asl giustifica il tutto come una operazione di razionalizzazione della rete dei laboratori aziendali e finalizzata ad un risparmio di risorse. Ed infatti a Nuoro approda anche l’attività del poliambulatorio di Macomer". Attività che penalizza il territorio della media barbargia.

«Il laboratorio analisi – si legge nella nota della Cgil – con la sua attività, indirizzata all’assistenza ospedaliera e al territorio realizza una rete efficiente, grazie anche i centri prelievi di Desulo ed Aritzo, negli ambulatori dei vari paesi e l’attività dell’Adi, finalizzata ai prelievi a domicilio, che ha saputo conquistarsi la propria credibilità sul campo».

Una servizio essenziale, secondo la Cgil e «di indispensabile supporto diagnostico alla assistenza ospedaliera». Importanti e decisamente eloquenti sono le cifre. «L’unità operativa – aggiunge Marras – assicura una produttività annua di circa 280.000 prestazioni, per un valore di 1.153.451 euro contro 1.034.560,95 euro relativi ai costi di produzione. Ci chiediamo perché, lì dove esistono presidi sanitari che sono in grado di garantire prestazioni di qualità, fondamentali e necessari a garantire ai pazienti un percorso diagnostico rapido, questi vengono penalizzati, in virtù di criteri, che appaiono davvero poco sostenibili”».

Di qui il suggerimento alla Azienda sanitaria numero 3, che «anziché pensare ai trasferimenti di servizi che funzionano, la direzione aziendale deve dare risposte serie. Ad esempio risolvere i problemi relativi della radiologi , alla Unità operativa di chirurgia, all’ambulatorio di endoscopia, strutturare,come si chiede da tempo,una sezione di chirurgia ortopedica al san Camillo».

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