La Nuova Sardegna

Nuoro

Pigliaru: progetti mirati e condivisi, serve un patto

di Pier Luigi Piredda

Il presidente della Regione ha spiegato quali sono le misure scelte per il rilancio I sindaci sollecitano interventi per arginare il fenomeno dello spopolamento

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FONNI. Il grido di dolore delle zone interne è salito forte dalle montagne dalle montagne della Barbagia e l’eco è rimbombata potente da una valle all’altra arrivando fino a Cagliari. Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, l’ha sentito e non è potuto restare insensibile. Troppi i problemi lamentati da decine di imprenditori che stanno combattendo anche soltanto per tenere in piedi le loro aziende e non soccombere sotto i violentissimi colpi di una crisi senza fine. Una battaglia durissima combattuta contro nemici invisibili che si chiamano burocrazia e lentezza, collegate a infrastrutture inesistenti, collegamenti disastrosi, trasporti impossibili.

«Crediamo nelle zone interne e non ci arrendiamo allo spopolamento e io sono qui per ribadirlo – questa la replica forte del presidente della Regione, Francesco Pigliaru –. Se guardiamo gli esiti delle scelte fatte in questi decenni è chiaro che erano sbagliate: dobbiamo cambiare il punto di vista. Lo spopolamento nasce quando non c’è speranza di sviluppo, di occupazione. Individuate le cause, ora portiamo avanti azioni non più generiche e dispersive, ma mirate. Da affrontare insieme. E la Regione farà la sua parte mettendoci le risorse. Lo sviluppo c’è se ci sono le proposte progettuali – ha insistito Pigliaru – scegliamo insieme le azioni, poche e definite, e puntiamo su quelle. Perché questo modello funzioni è necessario fare rete, ma per riuscirci dobbiamo avere fiducia reciproca. La parola chiave – ha aggiunto il presidente – è “connessione, ovvero dialogo tra le istituzioni e con i cittadini, trasporti, digitale ma anche unione tra imprenditori per creare un ambiente favorevole allo sviluppo e agli investimenti».

«Vivere in un paese dell’interno è ogni giorno più difficile – ha spiegato Daniela Falconi, sindaca di Fonni, in apertura di lavori –. é una scelta di resistenza civile. I giovani vanno a studiare fuori dalla Sardegna e sono molto pochi quelli che tornano a casa, perché sanno che non ci sono sbocchi lavorativi e allora il futuro se lo costruiscono altrove. Non ci sono alternative. Che cosa possiamo fare? Chiedere aiuto alla Regione e sperare in un’inversione di rotta . Continuiamo a crederci, anche se è sempre più difficile. Ci vuole grande coraggio a fare impresa in queste zone – ha concluso Daniela Falconi – ma non ci arrendiamo. La presenza del presidente Pigliaru non può che confortarci. Ma servono interventi urgenti». Gli stessi concetti sono stati ripresi dal sindaco di Lanusei, Davide Ferreli, che si è soffermato anche sullo spopolamento. Ricco di spunti positivi l’intervento di Nicola Pirina, direttore generale di Sardex e conoscitore di realtà imprenditoriali sconosciute ai più, che ha sottolineato e le idee innovative di molti giovani che stanno emergendo.

Non è mancato l’attacco politico da parte di Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia alla Regione «per i ritardi e il disinteresse nei confronti delle zone interne. Non è più tempo di dichiarazioni, ma di azioni. Serve uno choc positivo che può arrivare solo da iniziative come defiscalizzazione, zona franca, sostegno alle famiglie»

«Sè la fiscalità di vantaggio è uno strumento utile per arrivare al risultato, punteremo anche su quello – ha replicato il presidente Pigliaru –. E ci sono rilevanti risorse aggiuntive per queste zone soprattutto sul fronte delle infrastrutture, delle strade e del dissesto idrogeologico».

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