Teatro San Giuseppe, oggi apre la stagione
In scena, alle 21, l’opera del regista nuorese Giovanni Carroni dedicata alla vita di Costantino Nivola
NUORO. La vita di Costantino Nivola inaugura la nuova stagione del teatro San Giuseppe. Sarà infatti affidato all’opera “Il muro incinto”, del regista e attore nuorese Giovanni Carroni— in scena questa sera alle 21— l’esordio del nuovo teatro di via Trieste che per la prima volta, dopo i recenti lavori di restauro, aprirà le porte alla cittadinanza, consacrando il sodalizio nato tra la parrocchia di San Giuseppe e l’associazione cittadina Bocheteatro alla quale è stata affidata la gestione del nuovo spazio teatrale. Lo spettacolo, liberamente tratto da “Memorie di Orani” di Costantino Nivola, con la regia e l'interpretazione di Giovanni Carroni, è un adattamento teatrale di Paolo Puppa, con le musiche originali di Battista Giordano e aprirà ufficialmente la 14esima rassegna di Sardegna dei Teatri, in collaborazione con Sardegna Teatro, del teatro Massimo di Cagliari e Cedac. Carroni accompagna lo spettatore in un suggestivo viaggio nella memoria, la memoria della vita e dell’incontro con la morte, perché come affermava Nivola “il corpo deve sapere cos’è la morte”. Un viaggio alla scoperta di un grande artista con la passione dell'architettura, inventore di forme antiche e moderne, che lasciò la Sardegna con la sua valigia di cartone e conquistò la grande mela. Uno spettacolo che si inserisce nel filone di produzione di opere dedicate alla drammaturgia sarda, dove Costantino Nivola ritorna per un’ora a raccontare la sua storia. “Il muro panciuto della casa nascondeva sempre un tesoro, il pane piatto e sottile che si gonfiava al calore del forno, promessa che la nostra fame sarebbe stata appagata per sempre. Allo stesso modo la donna incinta nasconde nel suo grembo il segreto d’un figlio meraviglioso”. Lo spettacolo tocca una forma ontologica della memoria. È infatti lo stesso Nivola a raccontarsi attraverso il ciclo vitale delle stagioni. La memoria della vita e la consapevolezza della morte ci consente di rinnovare noi stessi e i nostri sentimenti. Poiché la nostra vita in realtà è il percorso verso l’Ade, e questo “rito” teatrale vuole essere anche l’ampliamento di questo percorso. L’attore tenta di superare i limiti del suo corpo, per entrare nella scena, per svelare il significato profondo della parole di Antine Nivola. Le scene sono ispirate alla produzione artistica di Maria Lai, amica carissima di Costantino Nivola.
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