Schianto sulla 129 con tre morti, parlano i testimoni della difesa
Galtellì, entra nel vivo il processo per l’incidente dell’agosto 2013 lungo la strada statale «L’auto di Burrai aveva i fari accesi, l’altra no». L’avvocato: «Una nuova perizia sul conducente»
NUORO. È entrato nel vivo nella tarda mattinata di ieri, con l’audizione di alcuni testimoni della lista della difesa, rappresentata dall’avvocato Billia Spanu, il processo che vede un giovane di Galtellì, Gian Giuseppe Burrai, a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Burrai era finito nei guai all’inizio di agosto del 2013 perché secondo quanto ricostruito dai carabinieri la notte di due anni fa, mentre percorreva la statale 129, giunto all’altezza del km 8, la sua Bmw si era scontrata con una Golf condotta da un endocrinologo di 67 anni residente ad Alessandria, Bruno Gaia. Gaia viaggiava insieme alla concittadina, di professione infermiera, Ivana Ramella, e insieme a una coppia di amici: Luigi Ghisoni, 65 anni, milanese, e la moglie Marcella Turturro.
Lo schianto aveva avuto un esito davvero tragico: le due donne che viaggiavano nei sedili posteriori, non avevano retto allo scontro ed erano morte. Mentre Luigi Ghisoni, che viaggiava sul sedile del passeggero, al fianco di Gaia, aveva riportato soltanto ferite lievi. E qualche ora dopo, quella tragica notte sulla statale 129, avrebbe registrato anche una terza vittima: Bruno Gaia. Nell’urto, infatti, aveva riportato gravi lesioni interne e diversi traumi. Era sopravvissuto per qualche ora ma solo perché era stato tenuto in stato di coma farmacologico. Ma nonostante tanti sforzi da parte dei medici dell’ospedale San Francesco, le cure non erano riuscite a strapparlo alla morte: Gaia era morto dopo alcune ore. Davanti al giudice monocratico Mariano Arca, ieri pomeriggio, hanno deposto i due che viaggiavano sull’auto dietro la Bmw di Burrai. Rispondendo alle domande dell’avvocadi Burrai, Billia Spanu, entrambi hanno dichiarato che l’auto di Gaia e degli altri turisti, viaggiava a fari spenti. Questo particolare conferma ciò che sin dai primi istanti dopo il tremendo impatto tra le auto aveva sostenuto lo stesso imputato Burrai durante l’udienza di convalida.
Al gip Mauro Pusceddu, il giovane aveva spiegato che la Golf stava uscendo dal piazzale sotto il castello di Pontes, dove c’era una festa, e che aveva tagliato la strada all’improvviso senza dargli il tempo di sterzare o di frenare. L’avvocato di Burrai, Billia Spanu, ieri pomeriggio in aula ha reiterato una richiesta che gli era stata respinta in sede di indagini preliminari: fare un accertamento tecnico sulla camicia indossata quel giorno da Gaia, e analizzarne i reperti biologici per capire se anche lui, quella sera, avesse o meno bevuto.
Il giudice Mariano Arca deciderà se accogliere questa richiesta nella prossima udienza: il 21 novembre. In aula ieri sono stati sentiti anche alcuni partecipanti alla festa di Pontes che avevano sentito il rumore dello schianto ed erano accorsi sul luogo dell’incidente. Anche loro hanno confermato che l’unica auto che aveva i fari accesi era quella di Burrai.
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