I Comuni propongono l’accoglienza condivisa
Sul problema dei migranti il Marghine cerca di evitare soluzioni-ghetto Un bando per formare un elenco di persone disposte a ricevere i profughi
MACOMER. Quello proposto dall’Unione dei Comuni del Marghine per accogliere i profughi che scappano dalle guerre e dalla carestia è un modello rodato che funziona. L’accoglienza diffusa dei migranti è stata sperimentata in Liguria, Lombardia Veneto e in altre regioni. L’Unione dei Comuni va oltre e propone l’accoglienza condivisa, cioè quella che parte dalla gente che si mette a disposizione rispondendo a un invito che i centri del territorio hanno rivolto a famiglie, associazioni e piccole strutture disponibili alla prima accoglienza di soggetti richiedenti asilo.
Di fronte al fenomeno epocale delle migrazioni, che non si esaurirà in breve tempo, il Marghine e si prepara all’accoglienza in un modo nuovo che eviterà soluzioni-ghetto, come quella ipotizzata e poi abbandonata dell’ex carcere, ma soprattutto ostilità da parte di quanti vedono nell’arrivo dei profughi una sorta di invasione. Attraverso il bando si punta a raccogliere le manifestazioni di interesse di persone (in questo caso le famiglie) e soggetti disponibili all’accoglienza attraverso una sorta di censimento della disponibilità per poi formare un elenco al quale accedere se e quando si arriverà ad aprire le porte all’accoglienza.
Il bando spiega che attraverso questa iniziativa, già approvata dai comuni dell’Unione, si intende «verificare le possibilità e le modalità alternative di accoglienza e di concreta integrazione sociale di migranti richiedenti protezione internazionale, ai fini della costituzione di un elenco di soggetti privati disponibili alla micro accoglienza dei migranti in strutture di tipo familiare o ricettive e comunque di capienza non superiore a 10-12 unità». Niente ammassamenti, dunque, ma forme integrate di accoglienza che coinvolgano soprattutto le famiglie. «L’intento – spiega il bando – è quello di costituire un modello di accoglienza e accompagnamento innovativo, che può potenzialmente attivare un più diretto e fattivo coinvolgimento della comunità locale e un accompagnamento maggiormente personalizzato e attento».
L’iniziativa dell’Unione dei comuni ha incontrato apprezzamento anche fuori dalla Sardegna. Le perplessità e le paure sono state superate attraverso il dibattito e il confronto. Di dubbi – anche molti – ce ne sono ancora, ma il muro iniziale è stato in parte abbattuto. Il bando chiede a chi ospita che sia «disponibile a condividere la quotidianità con persone provenienti da diversi contesti socio-culturali collaborando attivamente con l’equipe del progetto». È previsto un contributo economico mensile per le spese di vitto, alloggio dell’ospite e supporto in base alle tariffe fissate dal ministero dell’Interno. (t.g.t.)
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