Gal Marghine, nomina ancora bloccata
I soci privati della fondazione chiedono il rispetto delle regole. «L’eletto deve avere meno di 40 anni»
MACOMER. Nessuno dei soci privati vuole escludere la parte pubblica dal consiglio di amministrazione della Fondazione Gal Marghine, ma si chiede solo il rispetto delle regole della Fondazione indicate nello statuto. Questa, in sintesi, la replica dei soci privati del Gal alle osservazioni mosse nei giorni scorsi dall’Unione dei comuni a nome di tutti i sindaci del Marghine. Il problema è quello dell’elezione di un rappresentante in Cda della parte pubblica. Lo statuto prevede che sia composto per metà da donne e metà da giovani con meno di 40 anni. Per le donne è stata eletta la vice sindaco di Macomer, Rossana Ledda. Un requisito è soddisfatto. Per gli uomini è stato eletto Federico Pirosu, sindaco di Noragugume, che di anni ne ha 42 per cui non risponde alle indicazioni dello statuto. Annalisa Motzo, presidente uscente del Gal, parla su mandato del presidente eletto, Sergio Sulas, e della parte privata. «La soluzione – dice – si può trovare nel confronto sereno e pacato all’interno dell’assemblea. Un irrigidimento delle posizioni non serve a nessuno. Non dimentichiamo che la Fondazione è nata come organismo indipendente dalla politica. Il privato la finanzia di tasca propria e finora è quello che ha beneficiato di meno dall’azione del Gal». Annalisa Motzo ricorda che il privato ha partecipato a tutti gli incontri preparatori del progetto di azione locale che ha consentito al Gal Marghine di ripartire. «Nella graduatoria ufficiale – dice – siamo al settimo posto, ma considerato che partivano con cinque punti in meno perché abbiamo meno popolazione di altre zone e che altri cinque ce li hanno tolti perché il nostro territorio non è considerato svantaggiato in termini di servizi, si può dire che siamo primi in Sardegna. Questo riconosce la qualità del lavoro fatto nel preparare il progetto». Annalisa Motzo non crede che la Fondazione possa sfasciarsi in conseguenza delle recenti polemiche. «Il Gal – dice – ha gli anticorpi per uscirne. L’assemblea è l’organo nel quale discutere per trovare una soluzione senza scontri, minacce o polemiche. Un progetto come il nostro non si può mandare a monte per questioni estranee agli interessi dei soci e del territorio». Ricorda infine nel nei cinque anni dal 2010 al 2015 il Gal Marghine è riuscito a spendere tutte le risorse assegnate «In cinque anni – dice – ha messo a sistema i progetti, li ha realizzati e rendicontati, Ci sono tutti i presupposti per fare meglio e di più nei prossimi cinque». (t.g.t.)
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