La Nuova Sardegna

Nuoro

Libro su Bitti del primo Novecento

di Paqujto Farina
Libro su Bitti del primo Novecento

Il volume verrà presentato in anteprima il 22 novembre alla biblioteca Satta

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BITTI. «I tuoni di Natale verranno a partorire»: è l’esordio di "Istevene, Bitti 1956", opera postuma di Stefano Bitti pubblicata dalla casa editrice Atlantide (nella foto la copertina di Rosy Brau). Il romanzo verrà presentato in anteprima il 22 novembre prossimo presso la biblioteca Satta di Nuoro. Scomparso di recente, lo scrittore è stato docente di Lettere nella scuola media di Nuoro svolgendo, durante tutta la sua vita professionale, anche un'intensa e proficua attività sociale e sindacale.

Dotato di un innato spirito creativo, oltre che scrivere Stefano Bitti si è dedicato alla scultura, del legno come della pietra e ancora di pittura. Con questo romanzo lo scrittore presenta il "microcosmo antropologico" bittese che va dai primi anni del Novecento sino alla nevicata del 1956, passando attraverso la rievocazione di quella immane tragedia che fu la Prima Guerra Mondiale.

I racconti costituiscono l'affresco dove si muovono i personaggi: storie, figure che hanno segnato la vita del paese di Bitti durante il secolo scorso. Istevene innanzitutto, ziu Jogli Casu, Juanna, ziu Perraepane, Battorone su bannitore, comare Grassedda, Antoni, Luiseddu, Austinu, Pretu...tottu vitzikesos; attori protagonisti, che, come scrive Luciano Piras nell'introduzione, ci rimandano ai “Dubliners”, Gente di Dublino” di James Joyce. I fondali scenografici non sono però le verdi colline irlandesi, ma il paese ai piedi di “Monte Bannittu”, i suoi rioni, i secolari riti come “sa uchina de Sant'Antoni”, il santuario del Miracolo, i “mandorli di Gurumuru dai quali emergevano i rami scheletriti con lame di neve ghiacciate”.

E poi appunto la neve, tanta come non se n'era mai vista prima, arrivata dopo un periodo particolarmente mite e piovoso; un manto nevoso che aveva trasformato il paesaggio così da renderlo irriconoscibile. Quel mese di febbraio del 1956, i fiocchi di neve "grandi come lenzuola" cadevano incessantemente durante le ore diurne, mentre di notte scendeva il gelo, “astragu, astragu nieddu”. Così tutto era uniforme, gli orti, i fiumi, le strade, e i muretti a secco dei tancati. Sempre presente, silenziosa, nell'opera di Bitti è lei la coprotagonista, l'alma mater delle storie.

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