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«Lai incastrò Pierpaolo e poi lo portò al bar»

«Lai incastrò Pierpaolo e poi lo portò al bar»

La teste: «Mi vengono i brividi se penso che Stefano prima dell’arresto prese un caffè con mio figlio»

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SASSARI. «Mi vengono i brividi, se penso che il giorno prima dell’arresto di mio figlio, Stefano prese un caffè con lui. Era il 27 febbraio, alle 14, e Stefano e mio figlio presero un caffè insieme». A distanza di tre anni, da quel giorno, Giovanna Cualbu ancora non riesce a darsi pace e ricorda, con profondo dispiacere, come chi vive un tradimento, i mesi nei quali Stefano Lai, allora migliore amico di suo figlio Pierpaolo, frequentava assiduamente quest’ultimo pur avendolo già accusato dell’omicidio di Dina Dore.

«I Lai con noi sono stati ambigui – racconta la teste – si sono sempre rivolti a noi per tutto, anche dopo la morte di Dina. Graziella Mereu, la madre di Stefano, mi chiamò anche per portare il padre in ambulanza. All’epoca lavoravo al soccorso. Antonio Lai un giorno mi chiamò e mi disse “Giovà, lo so che non sei di turno, ma Damiano (fratello di Stefano, ndr) è caduto da cavallo. Aiutaci. Mi chiedo: ma se avevano questo dolore da cinque anni, se pensavano che Pierpaolo avesse ucciso Dina, perché hanno continuato a frequentarci? Stefano e Pierpaolo erano sempre insieme, andavano a caccia, alla feste, alle sfilate». «C’è un motivo – le chiede l’avvocato Lai – per cui Stefano si è inventato le accuse?». «Certo – risponde Giovanna Cualbu – perché mi riferirono che Antonio Lai disse all’edicola “Mi sono liberato di un peso, perché stavano accusando mio figlio”». (v.g.)

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