Abusi sugli anziani di via Aosta: «Docce al freddo alle 5 di mattina»
Udienza del processo in Corte d’assise per la direttrice e il responsabile della Residenza Familia Caterina Ladu: «Scrissi del tentato suicidio di Anna Mele ma Rossana Serra strappò il foglio»
NUORO. «Gli ospiti alle 9,30 dovevo iniziare la colazione perciò li svegliavamo alle 5, 5:15 per riuscire a prepararli tutti. Facevamo loro la doccia al freddo. Il riscaldamento, infatti, non poteva essere acceso perchè a detta della direttrice, si consumava troppa corrente». È il racconto di Caterina Ladu Oss della Residenza Familia sentita ieri mattina in udienza davanti alla Corte d’Assise (presieduta dal giudice Giorgio Cannas, a latere Antonella Useli Bacchitta) al processo che vede come imputati la direttrice Rossana Serra (difesa dall’avvocato Francesco Lai) e il responsabile della struttura Gianluigi Masala (difeso dall’avvocato Francesco Carboni), chiamati a rispondere delle accuse (pm Bocciarelli) che vanno, dai maltrattamenti all’esercizio abusivo della professione, dall’abbandono di incapace alle lesioni gravi fino all’omicidio colposo. Caterina Ladu aveva assistito al primo tentativo di suicidio di Anna Mele, la donna di Mamoiada che nel luglio 2013 si era tolta la vita lanciandosi dalla finestra della struttura. «Era una donna particolare – ha detto – e più volte aveva detto di voler morire. Una notte l’avevo trovata in bagno, su una sedia mentre cercava di aprire la finestra. Avevo cercato di tranquillizzarla e l’avevo rimessa a letto. Non voleva però che le portassi via la sedia. A fine turno – ha aggiunto Ladu – avevo scritto sul quaderno delle consegne ciò che era successo durante la notte ma l’indomani, la direttrice Serra, mi ha chiamata e di fronte a me ha strappato il foglio chiedendomi di scrivere che il turno precedente era stato tranquillo. A noi era anche vietato parlare con i parenti degli ospiti». Un racconto doloroso al quale hanno fatto seguito le testimonianze degli operatori socio sanitari che quotidianamente si trovavano a gestire la struttura con oltre quaranta ospiti, e della psichiatra, la dottoressa Enrica Pisano, che aveva visitato l’anziana di Mamoiada tre giorni prima della morte.
La psichiatra. «Mi avevano chiamato dalla Residenza – ha raccontato il medico – perchè vedessi la signora Mele. Era stata accompagnata da un operatore socio sanitario che però non mi aveva dato informazioni. Era una paziente “orientata” – ha aggiunto Pisano – e avevo provato ad indagare con lei. Perseverava nel dire che non si trovava bene nella struttura in cui era e che voleva tornare a casa. Aveva manifestato un disagio dicendo che voleva andare via da lì, era un pensiero ripetitivo ma non ossessivo. Avrei dovuto rivederla il martedì successivo, ma al mio rientro in ospedale avevo saputo che si era suicidata».
Le maniglie. Massimo Ganga, Oss nella Residenza Familia dal 2012 al 2015, ossia dall’apertura, quando si contavano solo due ospiti, diventati poi nel corso degli anni oltre 40, ha invece raccontato la quotidianità della casa protetta di via Aosta, fatta di regole ferree che non potevano essere infrante, pena la lettera di richiamo. «Dopo i tentativi di suicidio da parte della signora Mele, avevo detto alla direttrice di far eliminare le maniglie dalle finestre. Lei non mi aveva ascoltato e le aveva fatte togliere solo dopo la tragedia».
Cibo e detergenti. «Per non parlare poi del cibo per gli ospiti – ha aggiunto Massimo Ganga – non ce n’era per tutti; e le manopole per l’igiene personale, usate per lavare più persone. Ci aiutavamo anche con degli asciugamani per poterli pulire bene. Spesso portavamo i bagnoschiuma da casa perchè lamentarci con la direttrice era inutile. Gli anziani li cambiavamo più volte al giorno – ha continuato Ganga (licenziato dalla Serra ma riassunto dal commissario nominato dalla Procura), il fatto è che i panni e le traverse che doveva consegna la Asl, spesso non bastavano, così avevamo dovuto chiedere alle famiglie di portare questo materiale oltre le medicine che somministravamo anche noi Oss, in assenza dell’infermiere che però le ordinava per orario e paziente».
Motivo per cui, secondo il Pm, tutti i testi sentiti, non hanno potuto rispondere sulla scadenza dei farmaci (altro reato contestato agli imputati) proprio perchè non maneggiavano le scatole dei medicinali.
Pulizia della struttura. Tutti gli Oss (oltre Ganga e Ladu anche Granfranco Zidda e Marinella Mannoni) hanno dichiarato che la struttura era pulita. «La puzza di urina, forse, era legata al fatto che in casi particolari i divani e poltrone potevano essersi impregnati e pulirli non era bastato».
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