Museo della ceramica un futuro di incognite
Terminati i lavori di ristrutturazione dell’ex casa Chironi in piazza Su Connottu Irrisolti i nodi della gestione e della collezione dell’Ilisso: è ancora disponibile?
NUORO. Ci sono voluti quindici anni, ma finalmente il museo della ceramica è pronto. Quasi pronto, in realtà, perché proprio nei giorni scorsi il Comune ha affidato la progettazione degli allestimenti logistici del museo, ultimo passo prima della completa realizzazione e dell’apertura al pubblico nell’ex casa Chironi in piazza Su Connottu. Fatto questo, non resterà che riempirlo di contenuti, cioè delle ceramiche artistiche per la cui esposizione il museo è stato concepito, finanziato e restaurato. Già, ma quali ceramiche, e soprattutto chi le fornirà? È la domanda delle cento pistole in questa lunga vicenda in cui i promotori del progetto, l’Istituto etnografico, che tramite la Regione ha messo a disposizione i due milioni 291 mila euro destinati al museo, e il Comune di Nuoro, ideatore del progetto e successivamente, con il subentro dell’Isre, ente appaltante dei lavori di ristrutturazione dell’ex casa Chironi, hanno dimenticato di perfezionare l’intesa con chi quelle ceramiche avrebbe dovuto fornirle, cioè l’editrice Ilisso. La quale nel frattempo, cioè nei tre lustri trascorsi dal lancio dell’iniziativa, ha pensato – legittimamente dal suo punto di vista, dati i tempi di attesa – di farsi un proprio museo privato, nel quale esporre la sua collezione d’arte frutto di trent’anni di attività, ceramiche comprese. Anche in questo caso i lavori di ristrutturazione di casa Papandrea, un’immobile storico proprietà dell’Ilisso in vicolo Cattaneo, sono quasi terminati e il museo dovrebbe aprire nel nuovo anno.
La fondazione. Questo non vuol dire che da parte dell’Ilisso ci siano porte chiuse verso Isre e Comune. Al contrario, come chiarisce la cofondatrice e titolare Vanna Fois. «Da parte nostra non ci sono preclusioni a riaprire un confronto che in questi anni è mancato – dice – né ostacoli a fornire, anche attraverso la formula del comodato d’uso, le ceramiche al futuro museo. Non credo infine che la nostra iniziativa a casa Papandrea entri in conflitto con il museo della ceramica, anzi credo possano diventare complementari».
Secondo il proposito iniziale, Ilisso avrebbe dovuto gestire il museo con una fondazione creata ad hoc con Isre e Comune. È ancora proponibile? A parte il mutato quadro economico generale, e i tagli sempre maggiori alla cultura, proprio le fondazioni, così in voga sino al decennio scorso, oggi sono penalizzate da maggiori tassazioni e dalle norme di stabilità. Che fare dunque?
La convenzione. Il presidente dell’Isre, Giuseppe Pirisi, si è insediato da qualche mese e non fa mistero di dovere ancora approfondire la pratica. Ma ammette che dall’avvio dell’iniziativa a oggi è trascorsa, in tema di fondi per la cultura, un’era geologica. In Comune invece non si fa mistero di un utilizzo diverso dell’ex casa Chironi; non solo perché la ristrutturazione progettata dalla Metassociati piace a tutti per le soluzioni adottate, ma anche perché né Comune né Isre dispongono di ulteriori risorse per gestire un nuovo museo: parola del sindaco Andrea Soddu, che conosce bene lo stato delle finanze comunali ma anche dell’istituto etnografico, visto fa parte del consiglio d’amministrazione. Le idee ci sono, ma resta il fatto che il museo è stato finanziato con fondi europei, e dunque il suo utilizzo è condizionato per almeno dieci anni dopo il collaudo (che non è ancora avvenuto). Ma va detto che nella convenzione con cui il Comune nel 2003 lo cedeva all’Isre in comodato d’uso per 99 anni, è scritto che l’immobile sarebbe rientrato in possesso del Comune se i lavori fossero durati più di 12 anni. Ne sono passati 13, in effetti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google