La Nuova Sardegna

Nuoro

Nella cappella risuona una preghiera laica

di Paquito Farina
Nella cappella risuona una preghiera laica

Le testimonianze degli operatori del settore ma anche quelle toccanti delle vittime di gravi reati

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NUORO. Nei cinque, intensi minuti di tempo a sua disposizione nell'incontro sul libro di Daniel Lumera "La cura del perdono", svoltosi lunedì alla presenza dei detenuti nella cappella del carcere di Badu 'e carros, Cristina Berardi ha ricordato i quattro mesi da sequestrata, prigioniera dei suoi carcerieri dal giugno all’ottobre del 1987. «Avevo 26 anni e da allora fobie importanti sono apparse nella mia vita, ma tracciando un consuntivo paragono la mia esistenza alla favola del brutto anatroccolo. Mi sentivo maldestra, stupida, ma oggi, dopo aver cambiato lavoro ed essere passata da insegnante a bibliotecaria, sono contenta e godo delle cose belle. I quattro mesi nei boschi hanno risvegliato sensi fino allora in me nascosti – ha detto– sviluppandomi il senso dell'orientamento e la cognizione dei fenomeni climatici. Sono molto profonde le tracce che quell'esperienza ha lasciato nella mia vita, così tanto che a distanza di anni mi ci sono affezionata. I miei rapitori non sono mai stati catturati, ma se oggi incontrassi uno di loro – ha continuato la Berardi – mi piacerebbe avere un momento di dialogo, parlare con loro dell'esistenza dell'uomo».

«Sono sentimenti privati che andrebbero vissuti in privato – ha detto con le lacrime agli occhi la coordinatrice del progetto, Eva Cannas – ma noi cristiani abbiamo il dovere della testimonianza. Trent’anni fa, quando rinunciai alla vendetta e perdonai chi uccise i miei due fratelli, il mio era un grido nel deserto. Oggi la potente legge del progresso sembra vincere perchè malgrado il perdono sia una scelta molto sofferta, il mondo non diventa migliore se non lo diventiamo anche noi, singoli individui».

Il garante dei detenuti Gianfranco Oppo – che ha coordinato l'incontro – ha parlato delle «profonde resistenze di natura antropologica che in Barbagia persistono e non rendono ancora pienamente comprensibile questo cammino. Un processo individuale, quello del perdono, che ha un forte potere taumaturgico e migliora la qualità della vita».

Come ha detto il giornalista Giacomo Mameli, nel libro di Lumera il perdono è presentato da una prospettiva civile, laica, nasce dalla consapevolezza di quanto sia importante, in un mondo di soliloqui, parlarne in un luogo come il carcere. Rivolgendosi ai detenuti, don Felice Nuvoli, docente di teologia all’niversità di Cagliari, ha detto che «non c'è una risposta del perchè voi siate dentro e io fuori. Ma Dio non sta in una teca e oggi vi parlo di misericordia da fratello a fratello».

Per Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza, «dare la pena è un potere tragico: l'altra faccia, quella dolorosa, della medaglia della giustizia. Come può la giustizia penale di oggi accogliere le richieste di perdono?», si è chiesto il magistrato. «Forse con una nuova giustizia, quella riparativa, con i lavori di pubblica utilità».

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