Intasca l’imposta “passaggi auto”: dovrà risarcire la Motorizzazione

Il titolare di un’agenzia di Sorgono condannato dalla Corte dei Conti a pagare 22mila e 500 euro Il trucco consisteva nel consegnare ai clienti falsi certificati sostitutivi della carta di circolazione

NUORO. Giovanni Assola, titolare di un’agenzia di pratiche automobilistiche a Sorgono, è stato condannato dalla sezione sarda della Corte dei Conti a pagare al ministero dei Trasporti, e in particolare all’ufficio della Motorizzazione civile di Nuoro, un risarcimento di 22mila e 500 euro, oltre alle spese di giudizio.

La vicenda risale al 2007 quando Giovanni Assola inizia a non versare alla motorizzazione le somme ricevute dai suoi clienti per il pagamento della Ipt, l’imposta provinciale sui trasporti, dovuta per i passaggi di proprietà dei veicoli. Non solo. L’uomo, per evitare di essere beccato, altera la documentazione dei passaggi di proprietà consegnando agli ignari clienti certificati sostitutivi della carta di circolazione contraffatti. Assola, infatti, pur potendo emettere un solo certificato sostitutivo della durata di 30 giorni – il tempo necessario per trascrivere nella carta di circolazione il passaggio di proprietà – alla scadenza dei trenta giorni emetteva nuovi certificati sostitutivi, ovviamente falsi, così da convincere i clienti che la pratica fosse regolare. La storia va avanti per tre anni fino a quando un cliente non si accorge che Assola non ha mai trascritto il passaggio di proprietà della sua auto nel pubblico registro automobilistico, pur avendo intascato l’imposta. A questo punto parte l’inchiesta. Nel 2011 la procura della Repubblica del tribunale di Oristano chiede il rinvio a giudizio per Giovanni Assola: i reati contestati sono peculato e falso. L’uomo, infatti, in quanto titolare di un’agenzia di pratiche automobilistiche , è un incaricato di pubblico servizio. L’uomo viene condannato in primo grado alla pena di due anni e 8 mesi di reclusione, decisione confermata dalla Corte d’appello di Cagliari. nel 2014. Il ricorso in Cassazione, invece, viene dichiarato inammissibile. Dopo la giustizia ordinaria, nel novembre del 2015 la palla passa a quella contabile, con la citazione a giudizio da parte del procuratore regionale della Corte dei Conti. Davanti ai giudici Giovanni Assola si difende sostenendo che quei soldi gli servivano per curarsi e mantenere la famiglia. Tramite i suoi legali, Elisabetta Mura e Robert Pietro Sanna, l’uomo nega «di aver agito con dolo, ma per stato di necessità determinato dall’urgenza di dover sostenere spese mediche». Ma la giustificazione non convince i giudici che, anzi, sottolineano nella sentenza «come l’Assola abbia posto in essere una serie di comportamenti diretti a realizzare l’occultamento doloso del danno attraverso l’emissione di nuovi falsi certificati sostitutivi della carta di circolazione». Non solo. Per i giudici «Assola conosceva bene la natura pubblica delle somme versate dai privati a titolo di imposta e la loro destinazione». L’unica concessione fatta dalla Corte dei Conti ad Assola riguarda il pagamento dei 22mila euro. Se la Motorizzazione sarà d’accordo, la somma potrà essere versata a rate. (g.z.)

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