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I legali: «Errori metodologici già censurati»

IRGOLI. «La Corte d’Assise d’Appello di Cagliari ha confermato la sentenza di condanna della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari - sezione distaccata di Sassari- sia insistendo nell’utilizzare...

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IRGOLI. «La Corte d’Assise d’Appello di Cagliari ha confermato la sentenza di condanna della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari - sezione distaccata di Sassari- sia insistendo nell’utilizzare indizi la cui congruità del percorso logico-deduttivo è stata censurata dalla Suprema Corte di Cassazione nella decisione n. 3/2015, sia proponendo ulteriori deduzioni». È “l’attacco” del ricorso in Cassazione degli avvocati Antonino Rossi e Stefano Sarchi contro la sentenza ai danni di Andrea Dessena. Nel ricorso i due legali, infatti, contestano in modo articolato tutti i punti ritenuti invece attendibili dai giudici della Corte di Cagliari: «In primo luogo – si chiedono – visto che la testimonianza di Piredda è stata ritenuta falsa non si comprende come mai la Corte non abbia trasmesso gli atti alla Procura competente». E ancora: «Illogico e incongruo, ancora una volta l’iter deduttivo seguito dalla Corte d’Assise d’Appello nella motivazione della rilevanza della detta prova indiziaria in merito alla conversazione telefonica avvenuta, un mese dai fatti, tra il Dessena e il Casula nella quale l’imputato riferiva all’amico che poco prima, nell’ambito delle indagini collegate all’omicidio Serra era stato sottoposto allo stub».

«Un impianto argomentativo viziato dalle stesse incongruità emerse nella sentenza d’appello già annullata – sottolineano i due legali – Vengono riproposti gli stessi errori metodologici già censurati dal Pg presso la Corte d’Appello ricorrente, dal Pg presso la Suprema Corte e dalla Corte eccellentissima; pertanto, si impone il definitivo proscioglimento dell’imputato Andrea Dessena». (k.s.)

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