La Nuova Sardegna

Nuoro

Allevamenti di cavalli in gravi difficoltà, mancano i riferimenti

di Tito Giuseppe Tola
Allevamenti di cavalli in gravi difficoltà, mancano i riferimenti

Poca promozione, riflessi negativi dalla chiusura dell’Istituto Cristina Volta: «La Sardegna dei cavalli sta scomparendo»

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MACOMER. Poteva contribuire al rilancio della zootecnia a Macomer e nel Marghine, sviluppando un filone dell’allevamento al quale si aprivano nuove frontiere e nuovi mercati, invece le scelte della politica regionale, a partire dalla chiusura del centro di Foresta Burgos, poi dello storico centro di addestramento di Tanca Regia ad Abbasanta, col tramonto dell’Istituto di incremento ippico e la mancata partecipazione alla Fiera cavalli di Verona 2016 hanno tolto il terreno sotto i piedi al comparto equino. Cristina Volta, allevatrice e appassionata di cavalli anglo-arabo-sardi, lancia l’allarme e leva un grido di dolore, lo stesso rimasto inascoltato di tanti allevatori per le conseguenze di una politica miope che li ha messi in ginocchio. «La Regione Sardegna e l’assessore all’Agricoltura Falchi – dice – insistono nel dire di essere impegnate a sostenere il comparto per aiutarlo a uscire dalla crisi, ma a noi allevatori non sembra proprio che le cose stiano in questi termini. Si ha anzi la sensazione del contrario e lo conferma il fatto che la Sardegna dei cavalli sta scomparendo. I dati sulle nascite sono inquietanti. Salvo qualche rara eccezione, non ci sono più tecnici degni di qualificarsi tali e si apprende dai giornali che l’Istituto di incremento ippico è stato smantellato e non svolge più alcuna funzione. Mi chiedo a chi devono fare riferimento gli allevatori. Non ci sono più rassegne dei puledri e non vengono più acquistati stalloni. Tutto questo sta portando alla fine del settore e a non avere una strategia di selezione e allevamento».

Cristina Volta ha la passione per i cavalli nel sangue. Il nonno, Mauro Medde, classe 1865, era l’addestratore dei cavalli dei Piercy. Viveva a Badde Salighes, dove sono nati i figli e parte dei nipoti. La sua passione è cresciuta in famiglia. «Il nostro territorio è vocato per le attività equestri e l’allevamento ippico – dice –, ha tutta una storia, come ce l’ha in gran parte della Sardegna. La Regione evidentemente non se ne rende conto. Quest’anno non ha partecipato alla Fiera cavalli di Verona. Lo stand della Sardegna è stato sempre il più visitato di tutti. L’attenzione dei visitatori per i cavalli che venivano dalla Sardegna è stata sempre alta. I migliori esemplari della razza anglo-arabo-sarda sono stati sempre esposti a Verona e lo stand era tappa fissa degli appassionati e degli allevatori di tutto il mondo, che si informavano in previsione di una visita nell’isola per acquistare i migliori cavalli».

Il settore è oggi in difficoltà. A Macomer e nel Marghine l’allevamento dei cavalli era in pieno sviluppo fino a pochi anni fa. Con la crisi è iniziato il declino. Quasi un quarto degli allevamenti della provincia di Nuoro sono nella zona. Su 1445 allevamenti attivi della provincia di Nuoro, 313 sono nel Marghine e 48 a Macomer. In provincia di Nuoro sono stati censiti 2545 capi, di cui 744 nel Marghine. La quasi totalità sono aziende piccole con un numero di capi limitato, spesso allevati con altro bestiame che costituisce il cespite principale dal quale proviene il maggior reddito dell’attività. Si tratta comunque di una presenza economica importante che crea lavoro e forma personale capace di occuparsi dei cavalli, professionalità che è spendibile fuori dall’isola e all’estero. Da noi, come spiega Cristina Volta, il settore è a rischio di marginalizzazione. «La struttura di Tanca Regia, un eccellenza di livello nazionale punto di riferimento per gli operatori del settore – dice –, è quasi chiusa. Le scelte miopi della politica la stanno portando alla chiusura. Un’eccellenza da valorizzata viene abbandonata e lasciata morire. È assurdo! Come è assurdo non partecipare alla Fiera di Verona. Altre regioni che non possiedono neppure la minima parte della cultura del cavallo che la Sardegna può vantare, erano ben rappresentate. La Sicilia era una di queste. Noi invece eravamo assenti».

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