Tassa rifiuti: bollette più leggere Ma serve l’ok della Provincia
La giunta comunale pronta ad abbassare il tributo, però deve fare i conti con l’addizionale del 5% L’assessore Paola Meloni: nel 2012 versavamo 25.500 euro, nel 2014 sono diventati oltre 108mila
MACOMER. Negli ultimi anni ha cambiato nome più volte e ogni volta è aumentato il peso sulle tasche dei cittadini. Che si chiami Tarsu, Tares o Tasi (per un breve periodo è stata chiamata Tia, acronimo che richiama problemi ben più preoccupanti), quella che tutti conoscono come tassa per la nettezza urbana a Macomer è uno dei tributi più odiati. Per quest’anno non diminuirà perché il computo dei costi e degli addebiti si fa, per legge, su quelli dell’esercizio dell’anno precedente, ma l’impegno dell’amministrazione è quello di intervenire sulle bollette del 2017, che dovrebbero essere più leggere. Ci sono costi incomprimibili, come quel cinque per cento applicato alla Tari (la tassa rifiuti) che il comune versa alla Provincia, la cosiddetta Tefa (Tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni ambientali). Per il 2016 il comune di Macomer pagherà 104.246 euro, che resteranno comunque nel costo complessivo della Tari perché la Provincia, ancora in vita nonostante il commissariamento, continua ad avere dei costi finanziati anche con la Tefa. «Il comune fa da esattore per conto della Provincia – spiega Paola Meloni, assessore alle finanze e bilancio del comune di Macomer –. Siamo obbligati ad applicare l’addizionale provinciale del 5 per cento sull’intero importo della Tari che è di poco più di due milioni di euro. Fino al 2013 la Tefa era del 1,5 per cento, poi è stata aumentata. Il comune si limita ad applicarla e a versarla interamente alla Provincia».
In poche parole, oltre al costo reale del servizio di raccolta e a quello del conferimento in discarica, c’è anche un cinque per cento di costo incomprimibile che va alla Provincia, non si sa bene per che cosa, ma che comunque deve essere pagato. Lo impone la legge.
Gian Franco Congiu, ex assessore comunale alle finanze del comune di Macomer ed ex consigliere provinciale, spiega che fino a qualche anno fa la Tefa era più leggera. «Era all’1,5% per cento del costo del servizio – dice –. Si tratta di proventi che servono alla Provincia per sostenere i costi delle funzioni residue, come quelle del Centro provinciale antinsetti. Anche con quei soldi paga gli stipendi alle figure impiegate nei servizi. Prima del passaggio ad altri enti vanno mantenuti. Finora mancano le norme per farlo».
Nel 2012 la tassa ambientale incassata dalla Provincia a Macomer ammontava a 25.500 euro. Con l’aumento del 2013 è subito passata a 108.820,67 euro e ora si discosta di poco. La riduzione della Tari è legata a tutta una serie di fattori, in primo luogo alla raccolta differenziata per la quale ci sono già dei risultati, ai quali si somma poi la premialità. La quantità dei rifiuti conferiti allo smaltimento tende a ridursi. Con il conferimento in discarica è diminuita, anche se di poco la tariffa, ma gli effetti sulle bollette si avranno solo nel 2017. (t.g.t.)
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