Gairo vecchio diventa set cinematografico
In lavorazione un documentario di Andrea Congia e Valentina Spanu nei paesi ormai abbandonati
di Claudia Carta
GAIRO
Il silenzio del deserto. La voce del nulla che risuona sui viottoli e tra le case abbandonate di paesi fantasma. Gairo vecchio come Osini vecchio: storie di acqua impetuosa che tutto ha travolto, lasciando solo morte e distruzione. Ottimo per un set cinematografico. Dal 26 novembre e fino a martedì 6 dicembre l’Ogliastra dei suggestivi scorci paesaggistici e naturalistici è la casa di “Death before love”, progetto a più mani ideato nel 2016 dal musicista Andrea Congia, che ne è autore, coordinatore artistico e sceneggiatore, all'interno del percorso della band progressive rock “Skull Cowboys”, prodotto da questi ultimi insieme all'Associazione Culturale “Tra Parola e Musica - Casa di Suoni e Racconti” e alla regista emergente Valentina Spanu, con il prezioso sostegno organizzativo del comune di Gairo e dei suoi abitanti. Dieci giorni di riprese durante i quali la troupe si sposterà dai villaggi abbandonati alle grotte di Gairo Taquisara, fino al monumento naturale Perda ‘e Liana, passando attraverso botti e tini della Cantina sociale Antichi Poderi di Jerzu, per poi risalire il rio San Gerolamo ad Ussassai e riscendere la Scala di San Giorgio di Osini o al Lavatoio di Ulassai (arricchito dalle installazioni degli artisti Maria Lai e Costantino Nivola), fin su a Perdasdefogu e alla Chiesa del Buon Cammino di Cardedu. Gli spunti giungono direttamente dal patrimonio narrativo orale sardo. Ecco che allora il progetto cinematografico si ispira alle figure soprannaturali delle Panas, i fantasmi delle donne morte nell'atto del parto e obbligate a una lunga penitenza e a un percorso di purificazione; una pena che, fino alla sua completa espiazione, le vede costrette a recarsi tutte le notti al fiume o al lavatoio per mondare i panni e a ricominciare il lavoro ogni qual volta questo venga interrotto da un essere vivente. Così farà Anna, la protagonista, alla ricerca di se stessa, tra domande e dubbi, luci e ombre. Altro filo conduttore, l’acqua, simbolo che lega tra loro i racconti della tradizione sulle Panas: «Un ragionamento – spiegano gli autori – che ha condotto a individuare nella Sardegna orientale luoghi che potessero rappresentare l’acqua come sorgente di vita e mezzo di purificazione. fontane, lavatoi e abbeveratoi, e così anche fiumi, paludi, cascate e laghi, presenti in Ogliastra, concentrando l’attenzione, e quindi parte delle riprese progettate, nei borghi di Gairo e Osini vecchio in quanto luoghi che, per le loro vicende storiche, portano con sé le tracce dell’azione distruttiva dell’acqua».
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