La Nuova Sardegna

Nuoro

«Delitto Chessa, l’accusa non ha prove»

di Valeria Gianoglio
«Delitto Chessa, l’accusa non ha prove»

Gli avvocati Concas e Mastio, difensori di Taioli, attaccano la tesi del pm: «Dietro questo processo c’è il vuoto assoluto»

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NUORO. «Perché, per quale motivo Sergio Taioli sin dall’inizio chiede una nuova perizia sul fucile? Lo fa perché è estraneo al delitto e sa di non aver affidato quel fucile a chi doveva commettere l’omicidio. Sono questi, il fucile e i tabulati telefonici che provano che lui non era a Orune la sera dell’omicidio, i due argomenti chiave di questo processo, quelli che provano l’estraneità di Taioli dall’omicidio di Francesco Chessa. Non vale la pena, per questo motivo, diluire il discorso con mille altri argomenti. Non vale la pena diluirla con la vicenda della faida, che conosco perché ne ho seguito diversi processi, ma Taioli non c’entra nulla. E allora, giudici, vi chiedo l’assoluzione di Taioli per non aver commesso il fatto». Forte di un’esperienza sterminata nelle aule di giustizia, il decano dei penalisti sardi, Luigi Concas, al processo per l’omicidio di Francesco “Cisco” Chessa di Orune, ieri mattina fa un’arringa asciutta, puntuale e priva di fronzoli.

E da buon docente universitario di diritto penale, non manca neanche di tirare l’orecchio al pubblico ministero Andea Vacca che nell’udienza precedente, al termine della sua requisitoria, aveva contestato al’imputato Sergio Taioli il “concorso anomalo” in omicidio. «Il pm – dice l’avvocato Concas – ha commesso un errore, perché tra i presupposti per contestare il concorso anomalo in un reato, ci deve essere l’indicazione di quale delitto avrebbe voluto commettere l’imputato. Ma quale delitto, chiedo al pm, avrebbe dovuto commettere Taioli con quel fucile? Nessuno può rispondere, e invece sarebbe il pm che ce lo dovrebbe dire».

Secondo l’avvocato Concas e il suo collega e co-difensore di Taioli, Gianluigi Mastio, Sergio Taioli il giorno dell’omicidio di Cisco Chessa, il 18 maggio del 2005, non aveva la disponibilità del fucile incriminato. Quello che secondo le analisi balistiche ha esploso tre dei sei colpi che hanno ucciso Chessa. Il fucile, per la difesa, è stato consegnato a Taioli solo la notte del 25 giugno 2005 e per commettere un attentato a Sorgono. «Che le cose sono andate in questo modo – spiega nella sua arringa articolata Gianluigi Mastio – e lo dice anche una sentenza passata in giudicato. Taioli si era recato a Teti da Vincenzo Porcu e in quella occasione è possibile che gli sia stata consegnata l’arma». «Se Taioli – aggiunge l’avvocato Mastio – fa i nomi di alcuni orunesi quando è intercettato, lo fa solo perché quei nomi li aveva sentiti dal maresciallo Fancellu e dal pm durante l’interrogatorio. Come il nome di Giovanni Deiana, noto Banniolu. «Il pm ha richiesto la trasmissione degli atti in Procura per diversi ritenuti falsi testimoni – continua il penalista nuorese – e ha fatto i nomi di altre persone che ritiene coinvolte nel delitto. Ma perché non ha esercitato l’azione penale nei loro confronti? Allora vuol dire che la trasmissione degli atti è una richiesta strumentale. Dietro questo processo c’è un vuoto probatorio assoluto: assolvere Sergio Taioli per non aver commesso il fatto».

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