Al lavoro per i terremotati: il Natale dei vigili del fuoco
La missione ad Arquata del Tronto del contingente partito dal Comando nuorese Tra case messe in sicurezza, campanili riassestati e ricordi restituiti agli sfollati
NUORO. «Uno dei momenti più belli? A parte la grande umanità delle persone incontrate qui, è stato molto bello anche restituire il sorriso a tanti quando siamo riusciti a trovare nelle case devastate dal terremoto, qualche oggetto per loro molto prezioso. A un residente di Arquata del Tronto abbiamo recuperato l’anello di fidanzamento: era in un vecchio comò dove lui ci aveva indicato di cercare. A una signora nata fuori dall’Italia ma da tempo residente in quei luoghi, invece, siamo riusciti a recuperare un vecchio gioco che le aveva donato la mamma prima di partire. Un gioco al quale teneva tantissimo perché le ricordava la sua terra d’origine». Ha trascorso un Natale al lavoro, lontano dalla famiglia a Nuoro e alla moglie Eleonora, in mezzo alle case distrutte dall’ultimo terremoto nel Centro Italia, campanili spezzati, ricordi sbriciolati e intere famiglie costrette ad arrangiarsi tra case improvvisate e alloggi di fortuna, eppure Roberto Soro nemmeno per un istante accenna una parola che suoni rimpianto, tristezza o rabbia per il lavoro che spesso lo porta lontano dai suoi affetti.
«È stata ed è una bellissima esperienza – racconta, a pochi giorni dal rientro in patria per trascorrere qualche giorno di meritato riposo dopo tante fatiche – e insieme al resto della squadra sarda, giunta dai comandi provinciali di Nuoro e Sassari, ai colleghi Giuseppe Delogu, al caposquadra Tonino Deriu, a Claudio Pistis e a Giuseppe Fancello, siamo riusciti anche a festeggiare il Natale a modo nostro e ad aiutare una famiglia a fare l’albero di Natale». La foto che documenta quella piccola grande impresa spiega più di mille parole: dietro un vecchio e scalcinato muretto a secco, in parte ulteriormente danneggiato dalle scosse sismiche dell’ultimo terremoto, si distinguono bene, pur sotto i caschi d’ordinanza, i sorrisi dei cinque vigili sardi in missione oltre Tirreno. C’è la scala che hanno utilizzato per addobbare un abete, e alle loro spalle un tripudio di palline di Natale, come vuole la tradizione. «Ci tenevamo a fare anche l’albero – racconta ancora Roberto Soro – e in questo abbiamo aiutato una famiglia del posto al quale non è rimasto niente. Hanno potuto respirare anche loro, in questo modo, un po’ di atmosfera di Natale. Ma fare l’albero è stato un piacere anche per noi».
Ma al di là dei momenti più piacevoli e di necessario svago, per i vigili del fuoco barbaricini la missione ad Arquata del Tronto è stata soprattutto un impegno continuo e complesso sul fronte della messa in sicurezza dei paesi, delle case, delle chiese.
«Le immagini che vediamo in televisione, quando siamo a casa non rendono l’idea della distruzione che si vede quando sei qui – spiega il vigile del fuoco nuorese – davvero, non si riesce a capire fino a quando non lo si avverte con i propri occhi. Qui sembra che ci sia stato un bombardamento, qualcosa che è piovuto dall’alto e che ha distrutto tutto senza curarsi di nulla. Abbiamo visto e stiamo ancora vedendo interi paesi fantasma, nei quali sentiamo solo i nostri passi e le nostre voci. Ma è una esperienza che ti riempie il cuore e che ti restituisce tanto, sul serio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
