Allevatori soddisfatti, maglie più larghe nelle aree protette
È ufficiale l’aggiornamento dei vincoli nella Zps tra Semestene, Bonorva, Macomer e Bortigali Un territorio vasto quasi ventimila ettari dove la presenza della gallina prataiola limita la pastorizia
MACOMER. L’aggiornamento del piano di gestione della Zps piana di Semestene, Bonorva, Macomer, Bortigali, che interessa anche una parte dei territorio di Sindia, Silanus e Bolonata nel Marghine e Pozzomaggiore nel Meilogu, ha superato il passaggio del consiglio comunale di Macomer, che lo ha votato all’unanimità. La Zona di protezione speciale si estende su una superficie di 19.604 ettari di cui 43% in provincia di Sassari 57% in provincia di Nuoro. Il sito nasce in funzione della e presenza dell’otarda minore, più comunemente nota come gallina prataiola, specie tutelata della quale è vietata l’uccisione, la cattura o il disturbo. Le principali cause di minaccia della specie sono l’alterazione e la distruzione degli ambienti nei quali vive (in questo caso le steppe dell’altopiano di Campeda), gli incendi e il bracconaggio.
La protezione avviene attraverso azioni di tutela che si esercitano con vincoli e limitazioni all’uso del territorio e da qui nascono i conflitti con chi lavora nelle campagne, in particolare gli allevatori ai quali spesso non è consentito di spianare una pista per migliorare l’accesso al fondo mentre a poca distanza vedono girare le pale di un parco eolico o assistono all’estrazione dei minerali da una vicina cava. La modifica del piano di gestione della Zps lo adegua, nei limiti consentiti, alle esigenze delle aziende di allevamento che operano nell’area delimitata e accoglie le richieste degli operatori avanzate attraverso i comuni o tramite le associazioni di categoria e gli studi tecnici.
Una delle richieste riguardava gli abbruciamenti, cioè la pulizia dei pascoli alla fine dell’estate con l’impiego del fuoco. Il piano regionale antincendio li consente, previa autorizzazione, a partire dal 1° di settembre, mentre il piano della Zps poneva ulteriori limiti creando problemi alle aziende di allevamento. Un’altra richiesta riguardava la necessità di poter eseguire interventi su muri a secco, siepi e alberature, che saranno possibili con l’autorizzazione dell’ente gestore della Zps o del comune. Un altra norma del regolamento di gestione stabiliva i carichi di bestiame consentiti nei terreni da pascolo. Una delle richieste presentate sollecitava l’abolizione dell’articolo che fissa i carichi di bestiame e chiedeva di non fissare alcun limite in quanto gli stessi allevatori, anche nel loro interesse e nell’economia della gestione del pascolo, sanno per esperienza secolare tramandata da padre in figlio quanti capi è possibile introdurre in un fondo. La richiesta non è stata accolta perché «il ricorso a un pascolamento razionale con la scelta di un esatto carico mantenibile, rientra tra le misure di gestione che permettono di conservare, nel medio-lungo periodo, il manto vegetazionale che caratterizza gli habitat semi naturali tipici della zona senza degradare la caratteristica forma del territorio». Su un totale di sette richieste avanzate ne sono state accolte tre. (t.g.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
