Restaurata la statua dell’Annunciazione
Bitti, esposto da ieri nella chiesa di San Giorgio il gruppo scultoreo risalente al XVIII secolo
BITTI. Nella chiesa di San Giorgio Martire è esposto il gruppo scultoreo dell’Annunciazione, restaurato di recente e appartenente alla chiesa dell’Annunziata, il santuario con le tipiche “cumbessias” che si trova a circa trenta chilometri dal centro abitato. Non si possiedono informazioni attendibili sulla provenienza dell’opera e su chi ne sia stato l’artefice, ma si è unanimemente concordi sulla sua importanza artistica, e non è da escludere, ed anzi dagli studiosi è auspicato, che in futuro possa avviarsi uno studio approfondito su questo aspetto. Secondo la tradizione risalirebbe al XVIII secolo, ed è costituita da tre corpi, sculture lignee policrome successivamente gessate: la Madonna, l’Arcangelo Gabriele e la colomba. Reso possibile grazie ad una munifica donazione di una famiglia di Bitti, il restauro è stato realizzato da Gabriella Usai, esperta nella ristrutturazione di opere d'arte di questa fattura, avvalendosi della collaborazione di Flavia Casana. Dopo il via libera di don Sebastiano Corrias, responsabile dell’Ufficio Beni Culturali della Curia di Nuoro, sono occorsi nove mesi di lavoro, seguiti inizialmente dallo storico dell’arte della Sovrintendenza di Sassari Maria Paola Dettori e in un successivo momento sotto la supervisione del dirigente Maura Picciau. Molto soddisfatti sia il parroco Don Mario Mula che la restauratrice, che durante un incontro a San Giorgio si è più volte soffermata sull’entità del patrimonio artistico-religioso del paese barbaricino, definito di primaria importanza con le sue 23 chiese, decine di sculture e innumerevoli opere nascoste. Non era la prima volta che “l’Annunciazione” veniva sottoposta a cure di rigessatura e ridipintura, e bisogna dire che chi era intervenuto precedentemente non lo aveva fatto con mani di velluto, con rifacimenti vari che avevano lasciato numerose stratificazioni, celando di fatto la bellezza originaria dell’opera. I danni principali erano dovuti al fatto che le sculture sono tutte e tre costituite da differenti essenze – alla base del simulacro della Madonna per esempio ci sono ben sette blocchi di legno diversi tra loro – e nel corso del tempo, con l’usura dei vari spostamenti, l’assemblaggio delle parti ne ha risentito in modo significativo. Inoltre presentava diverse fratture e principi di tarlatura, oltre l’aver perso molta cromia e gessatura, sia nei corpi che nel piedistallo. Quest’ultima parte del gruppo scultoreo fu sicuramente aggiunta in epoca successiva. Originariamente la Beata Vergine non posava di certo sullo stesso piedistallo dell’Arcangelo Gabriele, con quest’ultimo che rimaneva sospeso a mezz’aria.
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