BADORE SINI NON MERITA L’OBLÌO
di LUCIANO PIRAS Manca all’appello, eppure la sua è una presenza culturale che non merita l’oblìo. Ci sono tutti, chi più chi meno, nell’Atene sarda: Grazia Deledda, Bustianu Satta, Salvatore Satta,...
di LUCIANO PIRAS
Manca all’appello, eppure la sua è una presenza culturale che non merita l’oblìo. Ci sono tutti, chi più chi meno, nell’Atene sarda: Grazia Deledda, Bustianu Satta, Salvatore Satta, Francesco Ciusa, Antonio Ballero... Manca Badore Sini, invece. Vadore Sini, dicono nella sua natìa Sarule. All’anagrafe Salvatore Francesco Sini, classe 1873, avvocato morto a Nuoro nel 1954, nella sua Nuoro d’adozione. Figlio di pastori che volle studiare leggi e che divenne poi anche scrittore. Poeta, soprattutto. Sommo poeta sardo, non soltanto della Barbagia, visto che una sua composizione è diventata il Canto dell’isola per antonomasia: “A Diosa”, poesia d’amore nota come “No potho reposare”, del 1915. Musicata da Giuseppe Rachel, è stata cantata dai più grandi artisti della terra dei nuraghi e non soltanto, da Al Di Meola a Noa. Magistrale l’interpretazione di Andrea Parodi. Un canto riconosciuto ovunque nel mondo, insomma. È proprio per questo che un riconoscimento tutto nuorese lo merita anche il suo autore. Badore Sini merita quanto meno l’intitolazione di una via o di una piazza cittadina. Il sindaco Andrea Soddu lo farà di certo, non c’è dubbio. E l’Atene sarda avrà così un altro nome per fare di Nuoro la capitale italiana della cultura 2020.
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