L’Archivio diocesano passa dalla carta al digitale
I “nuovi” Quinque libri presentati agli studenti del liceo classico Asproni Il preside Fadda: «Un patrimonio di inestimabile valore storico e culturale»
NUORO. L’Archivio storico diocesano guarda al futuro. E rilancia la sfida della memoria: con le nuove tecnologie informatiche, e con i giovani, soprattutto. È per questo che don Gianni Bitti, direttore dello stesso archivio, ha scelto di presentare i “Quinque libri” restaurati e digitalizzati agli studenti del liceo classico “Giorgio Asproni”. Una platea e uno scenario simboli per un lavoro tanto certosino quanto imponente, affidato fin dal 2010 alla professionalità della società Taulara, un’azienda tutta nuorese che ha sede a Pratosardo e che ha fatto dei binomi innovare e conservare, aggiornare e tramandare, le carte vincenti dell’impresa. Quasi mille i registri della diocesi che Taulara sta scannerizzando e indicizzando grazie alle risorse messe a disposizione dalla Fondazione Sardegna e dalla stessa diocesi. «Allo stato attuale sono stati digitalizzati circa 400 volumi, contenenti quasi 140mila immagini e più di 16mila atti» ha spiegato ai liceali Mario Pinna, presidente di Taulara. «Un patrimonio di inestimabile valore, sia dal punto di vista storico sia culturale» ha sottolineato il dirigente scolastico Antonio Fadda, orgoglioso di aver instaurato già dall’anno scorso un rapporto di studio/lavoro per i suoi allievi con l’Archivio storico diocesano. Uno scrigno di informazioni e curiosità a disposizione di tutti, ricercatori e semplici appassionati, ora più che mai con il formato digitale, che supera e tutela i documenti cartacei, sempre soggetti a diversi patogeni oltre che al normale logoramento. Consultabili attraverso alcune postazioni informatiche all’interno dello stesso Archivio storico diocesano, un domani i registri dei Quinque libri potranno essere così messi persino online (sarà questo il prossimo grande passo verso il futuro globale).
«Compilati inizialmente in sardo, poi in spagnolo, latino e infine in italiano, i Quinque libri sono i registri voluti dal Concilio di Trento (1545-1563) che raccolgono gli atti di battesimo, cresima, matrimonio, morte e cura delle anime» ha spiegato don Gianni Bitti in una preziosissima lezione di storia ad uso degli studenti presenti nell’aula magna dell’Asproni. Lezione proposta in due momenti diversi, per altrettanti gruppi di liceali del quinto anno. Incuriositi anche dalle testimonianze dirette dei collaboratori di don Bitti, Pasqualino Zizi e Salvatore Moreddu. Il primo ha svelato alcuni “segreti” per ricostruire l’albero genealogico partendo da un cognome e un dato anagrafico certo; il secondo ha illustrato i registri dello stato delle anime, meglio: delle famiglie, cosiddetti “fuochi” e dettagli di ogni singolo componente il nucleo. «I Quinque libri del nostro archivio – ha proseguito don Bitti – cominciano dal 1559, dalla parrocchia di Irgoli, diocesi di Galtellì». Annessa all’arcidiocesi di Cagliari, allora. Poi diventata diocesi di Galtellì-Nuoro, dal 1779. È dal 1928, infine, che ha assunto il nome di diocesi di Nuoro. È da ogni singola parrocchia, 33 in totale nel Nuorese, che arrivano tutti i 976 registri che Taulara sta digitalizzando per conto della diocesi nuorese. (l.p.)
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