«Piante abbattute? La colpa è dei Comuni»
Giorgio Falchi, responsabile del piano regionale: «Incalcolabili i danni al patrimonio ambientale»
NUORO. Il Comune è sotto accusa per non aver seguito le indicazioni del piano di eradicamento del punteruolo rosso predisposto dalla Regione. Come Nuoro, anche molti altri comuni sardi sono sotto accusa per la scarsa o, addirittura, inesistente gestione di questa emergenza.
L’episodio più eclatante si è registrato al museo Archeologico che una settimana fa è stato addirittura interdetto al pubblico per il rischio che crollassero le sei palme secolari che abbelliscono il giardino, infestate dal coleottero e trattate in modo inefficace. Il comune nuorese, anche in questo caso, non ha adottato nessuna iniziativa per salvare le palme, mettendo a rischio anche l’incolumità dei visitatori. L’amministrazione di Nuoro, comunque, è in buona compagnia. A Cagliari, uno dei comuni che non ha accettato il protocollo regionale e che aveva deciso di autogestirsi, su 9000 palme pubbliche ne sono rimaste in piedi, per ora, solo un centinaio. Stessa sorte per quelle presenti ad Alghero dove appena il 30% di 5000 piante sono sopravvissute al punteruolo rosso. Sassari – a causa del susseguirsi di ditte alle quali è stata affidata la gestione del verde pubblico – ha seguito il protocollo a metà compromettendo circa il 40% del patrimonio palmicolo della città. Si prosegue poi con le drammatiche realtà di Siniscola e La Caletta dove le palme sono quasi tutte morte. Stessa storia anche a Bosa, la cui storia è l'emblema della poca cura riservata al verde urbano. La gestione è stata infatti affidata alla ditta meno specializzata ma più economicamente vantaggiosa di quelle in gara. A Bosa il punteruolo rosso ha devastato tutte le palme che abbellivano il canale del fiume e tante altre sono state infestate. I numeri di questa ecatombe parlano chiaro: su 377 comuni sono appena un centinaio quelli che hanno cercato di attuare le linee guida del protocollo regionale e che si sono quindi dotati della scheda progetto di salvaguardia dell’area comunale, il documento utile per pianificare gli interventi sul patrimonio palmicolo dei diversi comuni. La provincia ogliastrina, capofila del programma di eradicazione regionale, aveva il compito di coordinare le attività, formare il personale nei rispettivi comuni e interloquire con le diverse province. Il primo intervento era affidato alla provincia di competenza per poi passare la regia ai comuni. «A questo punto il meccanismo si bloccava – spiega Giorgio Falchi, agronomo e responsabile del procedimento del Piano di lotta regionale –. La maggior parte dei comuni sardi ha lavorato male, sottovalutando il problema e causando così danni incalcolabili al patrimonio palmicolo della Regione, mettendo a rischio anche la vita dei cittadini. Spesso la causa di queste negligenze è legata alla pessima gestione del verde urbano, affidata a personale non qualificato o competente».
« Il protocollo elaborato funziona molto bene – continua il responsabile del Piano – I comuni che hanno seguito le nostre indicazioni, infatti, hanno ottenuto ottimi risultati. Un esempio è Oristano. Ha affidato la cura delle palme a una persona specializzata che le ha salvate tutte».
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