La Nuova Sardegna

Nuoro

Ilbono, il paese dell’accoglienza. Il sindaco: «Non lasciateci soli»

di Paolo Merlini
Il sindaco di Ilbono, Andrea Piroddi
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Il sindaco di Ilbono, Andrea Piroddi

Nel Comune ogliastrino i 123 richiedenti asilo vanno a scuola e seguono i corsi di italiano Andrea Piroddi, ex Forza Italia: le strutture funzionano, per questo la prefettura non vuole chiuderle

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ILBONO. Il sindaco pro-migranti che non ti aspetti è un commercialista affermato che guida una lista di centrodestra, benché civica com’è ormai consuetudine nei piccoli paesi, e Ilbono con poco più di duemila abitanti non fa eccezione. Quarantun anni, uno studio in paese e uno a Cagliari, è sposato e ha due bambini di tre e sei anni. Andrea Piroddi ha un passato in Forza Italia che non rinnega, ma non si riconosce più in alcun leader nazionale e tantomeno nelle posizioni che vede emergere nel dibattito sui migranti: «Se la voce dei sindaci venisse ascoltata, il fenomeno verrebbe affrontato con più lucidità e senso pratico, senza inutili demagogie da una parte e dall’altra», dice mentre a bordo della sua auto da 340 cavalli “ecologici” (una fiammante Bmw ibrida) accompagna il cronista su per i tornanti che portano a Cortemalis, a mille metri d’altezza, dove si trova uno dei due centri d’accoglienza del paese. Dovrebbe ospitare 48 persone, ma in questi giorni ce ne sono 73, delle più diverse nazionalità: attualmente sono otto, perché a senegalesi, nigeriani, gambesi, libici e altri africani si è appena aggiunto un giovane siriano. «Non ci sono centri a sufficienza, e le prefetture riempiono quanto più possono gli esistenti, soprattutto quelli che funzionano. Come i nostri».

La quota giornaliera. L’altro luogo di accoglienza è un agriturismo che in questi giorni accoglie 50 migranti a fronte dei dodici previsti. È sempre in montagna, si chiama “Oasi del benessere”. Un nome che di sicuro farebbe saltare sulla sedia un leghista come Salvini. In realtà è una normalissima struttura ricettiva la cui titolare Donatella Arras ha partecipato al bando della prefettura aggiudicandosi una quota dei migranti assegnati alla provincia di Nuoro. «È meglio precisarlo perché sull’utilizzo di queste strutture talvolta si è speculato», dice Piroddi. Le prefetture spendono 33 euro al giorno per migrante, e anche su questa somma si è spesso ricamato.

«Ciò che non si dice è che con quella somma un centro che si rispetti contribuisce anche alle spese sanitarie e di istruzione degli ospiti», dice Sara Demurtas, laurea in giurisprudenza a Sassari e master in diritto comunitario a Roma. Ogliastrina di Arzana, è la giovane responsabile del centro con più ospiti, il Cortemalis Hostel, l’ostello comunale gestito dalla società Stc di Sassari, che ha preso in gestione la struttura alcuni anni fa e ora l’ha convertita provvisoriamente in centro d’accoglienza. Con lei lavorano altre sette persone, tra cui un mediatore interculturale più uno psicologo che periodicamente dialoga con i ragazzi ospiti. Molti di loro vanno a scuola, a Lanusei (le spese del pulmino sono a carico della società Stc), dove frequentano corsi articolati su tre livelli di apprendimento che prevedono anche la licenza media. Poi ci sono le visite mediche, e l’assistenza sanitaria nei casi più gravi: come quella di un paziente grave che una volta al mese viene trasportato in ambulanza a Cagliari. «Cinquecento euro a viaggio che paga la società Stc», continua Sara Demurtas.

Le speranze oltre l’isola. Nonostante le presenze quasi raddoppiate rispetto ai posti previsti, al Cortemalis Hostel tutto sembra marciare alla perfezione. Nella struttura immersa fra lecci secolari nella tarda mattinata di ieri regnava il silenzio. Gli ospiti sono nelle loro camere, molti di loro alle prese con i telefoni cellulari che comprano o ricaricano con i due euro e 50 al giorno (il cosiddetto pocket money che ricevono periodicamente) provenienti dalla “retta” dei 33 euro giornalieri. Impossibile parlare con loro in assenza di un’autorizzazione della prefettura. Scuola a parte, come organizzano le proprie giornate? Sono giovani attorno ai vent’anni, molti giocano a calcio, ma la maggior parte vorrebbe lasciare la Sardegna, se non proprio l’Italia.

Ilbono isola felice nel panorama dell’accoglienza dei migranti? Anche qui ci sono stati problemi, come un anno fa all’Oasi del benessere, quando ci furono tafferugli tra migranti e polizia legati proprio all’erogazione dei pocket money. O l’arresto al Cortemalis di una donna nigeriana accusata di spacciare marijuana. Il sindaco dice che la situazione ora è sotto controllo, e lamenta piuttosto gli organici ridotti con cui il Comune è costretto a lavorare su questo fronte: un’unica addetta al servizio anagrafe, che rilascia le carte d’identità ai rifugiati per esempio (200 dal 2015 a oggi), o l’assistente sociale del Comune, costretta a far fronte da sola ai migranti e alle persone in difficoltà del paese. «Sono tante – dice Piroddi riferendosi ai propri concittadini – e cerchiamo di farvi fronte con le poche risorse che abbiamo. Ma ci siamo anche per i migranti».

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