Privacy, il garante: «Tutela della persona è un bene assoluto»

Antonello Soro al convegno voluto da avvocati e giornalisti «Il parlamento deve varare leggi che limitino certi poteri»

NUORO. La consapevolezza dello strumento che si utilizza e le norme. Due parole nelle quali si gioca la possibilità di tutelare la persona e la sua riservatezza nel vasto mondo del web. Li ha scritti nel suo libro “Liberi e connessi”, Antonello Soro, 68 anni di Nuoro, dal 2012 Presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali. Libro e soprattutto tematiche al centro del convegno alla Camera di commercio, davanti a una platea di giornalisti e avvocati. Tutti interessati a sapere di più sulle possibilità e i limiti nel momento in cui si esercita la professione, quando entra in gioco la vita privata delle persone e le tutele dalle quali va circondata. O anche, per scopi più “volgari” e comuni, quando si diventa abitatori e protagonisti della rete, in quei “social” sempre più parte della quotidianità di tanti.

L’inquadramento del presidente dell’Authority: «Un mondo definito virtuale, ma in concreto molto reale. Lo si deve vivere e frequentare sapendo che non si tratta di un recinto chiuso e dunque per questo controllabile». Quasi un vademecum da conoscere negli elementi di base, che Soro ha via via sfogliato, dopo l’introduzione di Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti, che ha promosso il seminario.

Tra un passaggio e l’altro dell’analisi del deputato nuorese, l’intervento dell’avvocato Pasquale Ramazzotti, sui risvolti penali dell’attività e soprattutto sui reati che possono compiersi: «Tutto questo nello specifico momento in cui oggi il web – come nel passato la stampa o la tv – diventano il canale di transito e dimora perenne delle notizie e in più delle notizie identificative dei cittadini. Come in ogni situazione della vita e ambito l'uso è lecito la manipolazione o comunque l’utilizzo indiscriminato no».

Problemi aumentati proporzionalmente alla crescita dei Big-date (le grosse banche-dati) il cui potere è cresciuto e aumenta nella misura in cui acculano informazioni e conoscenze. «Si tratta dell’enorme ricchezza della società digitale, che condiziona la nostra vita, le scelte legate ai consumi alla cultura, alla stessa salute», ha spiegato Antonello Soro. Potere contenuto nel possesso in quegli schemi o procedimenti sistematici di calcolo, chiamati “algoritmi”, «in grado di far fare delle cose non consentite ad altri soggetti».

Tra gli esempi del Garante, la possibilità di avere in mano il dominio e lo stesso futuro della sanità, e nello specifico per la possibilità di conoscere e mettere a sistema i dati sul Dna, in una crescita continua di informazioni. In mezzo la persona e la necessità della tutela. «Davanti a questi pericoli è doveroso che il Parlamento vari leggi in grado di limitare il potere di chi usa i dati per operare e accrescere la propria forza sociale». Il presidente dell'Authority ha ribadito un regola primaria, da buon costume, nell'esercizio di tutti: «Tutelare la dignità della persona, come bene assoluto».

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