Ottana, grande festa con Boes e Merdules
Sacro e profano uniti domani nel nome di Sant’Antonio, patrono del fuoco Attorno al falò in piazza S. Nicola rivivono le antiche cerimonie propiziatorie
OTTANA. Sacro e profano uniti nel nome di sant’Antonio, patrono del fuoco, e di boes, merdules e filonzana, maschere etniche protagoniste incontrastate della tradizione popolare e dell’identità culturale di Ottana.
Un intreccio profondo, quello tra il santo e le maschere, che domani, intorno al grande fuoco che arderà in piazza San Nicola, rinnoverà la sintesi tra devozione e credenze popolari, tra riti religiosi e riti propiziatori legati alle credenze precristiane e ai riti augurali della tradizione contadina. Tutto questo rivivrà domani a Ottana nella serata dedicata ai vespri in onore di sant’Antonio abate e a “sa prima essia”, la prima uscita dell’anno delle maschere.
Boes, merdules e filonzana faranno il loro ingresso in piazza quando le fiamme del grande falò, acceso ai piedi dell’austera basilica romanica di San Nicola e benedetto poco prima con l’acqua santa, saranno già alte.
L’arrivo delle maschere sarà preannunciato dal suono ritmato dei campanacci che portano a tracolla. Boes e merdules, infagottati nelle pelli di pecora e le maschere sul viso intagliate nel pero selvatico, saranno seguiti dalla vecchia e lugubre filonzana, la parca in versione ottanese che, come la mitica figura romana, fila a suo piacimento il destino degli uomini.
Le maschere gireranno per tre volte intorno al fuoco quasi a suggellare il legame profondo che li unisce nella sera dei vespri di sant’Antonio.
Riti sacri e profani radicati nella storia e nella cultura di Ottana al punto che, maschere e fuoco, nella serata del 16 gennaio di ogni anno, non possono fare a meno l’una dell’altro. Da una parte le preghiere e dall’altra i riti propiziatori: un intreccio che suggella la sacralità dei vespri e la ritualità profana. Il tutto con un’unica sintesi: chiedere a sant’Antonio e alla natura di favorire il lavoro nei campi e allontanare mali e pestilenze che minano il raccolto e la vita.
Questa l’atmosfera quasi mistica che domani sera si respirerà a Ottana intorno al fuoco. La lunga giornata, organizzata dal Comune, dall’associazione “Sa Ilonzana” e dalla protezione civile “Tirso onlus”, prenderà il via alle 11, nella casa museo Barca, con l’inaugurazione della mostra fotografica “La magia delle stelle”, di Cristina Biccai. Poi alle 16 verrà acceso il grande falò che arderà per tutta la notte.
Alle 17.30, dopo i vespri e il rosario che saranno celebrati dal parroco, don Sebastiano Corrias, nella chiesetta dedicata a sant’Antonio, si terranno la distribuzione del pane votivo e la benedizione del fuoco.
Una volta ultimate le celebrazioni religiose, faranno la loro apparizione in piazza le maschere etniche che daranno vita ai riti propiziatori.
Alle 20, infine, ci sarà la cena in piazza per tutti i presenti organizzata, stavolta, dalla protezione civile “Tirso onlus”, in collaborazione con tutte le associazioni culturali, sportive e ricreative, la compagnia barracellare e il comitato sant’Antonio abate. Il ricavato della cena verrà devoluto in beneficenza ai terremotati del centro Italia. Stavolta, i festeggiamenti in onore di sant’Antonio e “sa prima essida” delle maschere etniche del 2017 saranno l’occasione, non solo per dare vita intorno al falò alle più genuine tradizioni culturali e religiose di Ottana, ma anche per riscaldare i cuori con la generosità verso le persone che soffrono a causa delle calamità naturali.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
