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Una lunga scia di rosmarino in onore del santo dei pastori

DORGALI. Come da tradizione oggi si rinnova il rito sacro del fuoco purificatore dedicato a Sant’Antonio Abate. Una tradizione molto sentita nel paese che già nel 1600 dedicò una chiesa al santo che...

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DORGALI. Come da tradizione oggi si rinnova il rito sacro del fuoco purificatore dedicato a Sant’Antonio Abate. Una tradizione molto sentita nel paese che già nel 1600 dedicò una chiesa al santo che secondo una leggenda riuscì con uno stratagemma a rubare il fuoco dall’inferno per portarlo sulla terra.

Da secoli in molti centri della Sardegna e non solo, alla vigilia della festa nella piccola piazzetta antistante la chiesa viene consumato il rito del fuoco che a Dorgali ha sempre avuto una particolarità: veniva fatto solo con i rami di rosmarino prima che la pianta mediterranea aromatica passasse nella lunga lista della flora da proteggere.

In via eccezionale, ora e solo dietro indicazione e sorveglianza degli uomini del corpo forestale, per fuoco di Sant’Antonio viene fatta una eccezione per l’utilizzo delle piante (quelle già a rischio). Così, carichi di rosmarino vengono portati ai piedi della chiesetta dove al centro, viene piazzato “su pinnone” (una lunga asse di legno per sostenere il fuoco) a ridosso del quale viene fatto il grande cono verde.

Un modo per mantenere una tradizione fatta anche di simboli dove il sacro ed il profano si intrecciano. In cima al grande cono viene fissata una croce di arance che ancora oggi, una volta acceso il fuoco e solo allora, i ragazzi cercano di accaparrarsi salendo tra le fiamme. Un’usanza antica carica di elementi propiziatori che spingevano i giovani a rischiare pur di riuscire ad avere una di quelle arance in casa, ottimo auspicio sia per la raccolta che per le greggi. Sant’Antonio, infatti, è stato eletto dai pastori e dai porcari dorgalesi, loro protettore. Da lui e da fuoco acceso in suo onore si aspettano “grazie” per la prossima stagione. (n.mugg.)

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