Orotelli, blu tongue un nuovo focolaio scoperto a “Taladde”
Scattato il protocollo di emergenza per evitare il contagio Il sindaco ha firmato il sequestro cautelativo del bestiame
OROTELLI. Dopo i due focolai segnalati a metà dicembre del 2016 nelle campagne di Budoni e di Lodè, l’incubo della lingua blu, la febbre catarrale che colpisce gravemente gli ovini, si riaffaccia, in provincia di Nuoro, nelle campagne di Orotelli. Un focolaio di blue tongue, come viene comunemente chiamata l’epidemia che colpisce i ruminanti, è stato, infatti, individuato in un allevamento nelle campagne del paese, precisamente, in località “Sa Taladde”. Il focolaio è stato confermato dal servizio veterinario della Asl di Nuoro. È scattato, quindi, il protocollo di emergenza, che, in questi casi, per evitare il diffondersi della malattia, prevede il sequestro cautelativo dell’allevamento con un ordinanza del sindaco. Il provvedimento è stato firmato dal sindaco, Nannino Marteddu, il 17 gennaio scorso. Non si sa quanti siano gli ovini colpiti dalla blue tongue. In questi casi, comunque, il disciplinare messo a punto dalla Regione da oltre dieci anni per impedire il diffondersi del morbo che negli anni scorsi ha decimato gli allevamenti sardi e, in particolare della provincia di Nuoro, molti dei quali nelle campagne di Orotelli, prevede l’isolamento degli animali e il divieto di introdurne altri in azienda. Devono, inoltre, essere circoscritti i territori attorno agli ovili colpiti dal morbo nel raggio di venti chilometri dai punti in cui è stata riscontrata l’infezione. Per ora, quello individuato a “Sa Taladde”, una zona che si trova a nord del territorio di Orotelli a qualche chilometro dalla statale 129 per Nuoro, sembra un caso isolato. Ma di fronte a questo tipo di epidemia, che si ripresenta in provincia di Nuoro dopo un anno di tregua, le precauzioni non sono mai troppe. I primi focolai di febbre catarrale ovina si manifestarono nelle campagne di Orotelli nel 2000. Ma il picco della malattia venne raggiunto nel 2013 con oltre cinquanta allevamenti colpiti dal morbo. L’infezione fece una vera e propria strage, provocando enormi danni agli allevatori, in parte risarciti dalla Regione alla fine del 2014. L’epidemia del 2013, secondo i dati diffusi dalla Regione, ha fatto registrare 5777 focolai con 113mila capi morti e oltre 500mila capi ammalati. La malattia, provocata dal moscerino culicoides, è considerata esclusiva dei ruminanti. La pecora è la specie più sensibile all'infezione con sintomi clinici anche gravi, mentre bovini e caprini vengono infettati, ma sono più resistenti e generalmente presentano sintomi minori. Nessuna zona geografica della Sardegna, finora, è stata esclusa dalla malattia. Ora si teme una nuova epidemia. La speranza è che il freddo e la neve dei giorni scorsi abbia bloccato la diffusione dell’insetto vettore della malattia.
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