La Nuova Sardegna

Nuoro

l’ex assessore tore daga

Spending review, niente di nuovo

«Abbiamo sempre sostenuto che era un provvedimento insensato»

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NUORO. «I tagli lineari ed indiscriminati alla spesa pubblica, hanno sempre destato preoccupazione e generato malumori tra chi amministrava i territori». È l’ex assessore comunale al Bilancio Tore Daga a rispondere al recente intervento del sindaco Andrea Soddu sulla spending review. «Le ragioni sono note – dice Daga – questi provvedimenti, anziché tradursi in politiche di rigore dirette a razionalizzare la spesa pubblica, colpire i privilegi e gli sprechi che si annidano nei bilanci dello Stato, dei Ministeri e delle Regioni, si sono rivelati vere e proprie azioni di macelleria sociale. Dal decreto 78/2010, meglio conosciuto come decretoTremonti, al Patto di stabilità per finire con la spending review di Monti, le conseguenze nefaste dei tagli sui conti degli enti locali sono sotto gli occhi di tutti». «L’amministrazione Bianchi lo disse in tempi non sospetti – continua Daga –, eppure, da chi oggi si desta da un certo torpore in ragione di una sentenza costituzionale, i giudizi erano diversi, la colpa era ed è sempre stata di Bianchi. Da sincero estimatore della filosofia cinese, ho sempre creduto che attendere sia la cosa migliore e la sentenza della Corte costituzionale, così come il Tar sull’affaire Tarsu che ci diede ragione, soddisfa l’attesa».

«Due volte. La prima perché dà ragione agli amministratori degli enti locali, passati e presenti, la seconda, perché anche il sindaco Soddu, contrariamente a quanto affermava in campagna elettorale, ammette che la spending review di Monti è stato un furto ai danni della comunità nuorese. Certamente lo fa in ragione di una sentenza, bontà sua, ancora una volta brilla di luce riflessa, ma lo fa e questo è un fatto positivo. L’amministrazione Bianchi (basta leggersi i verbali dei numerosi consigli comunali) ha sempre sostenuto che la spending review era un provvedimento privo di senso e di ragionevolezza, perché, al tempo, non furono coinvolti i Comuni ma soprattutto, perché venivano colpiti i “consumi intermedi” ossia tutte quelle spese relative al funzionamento della macchina amministrativa nonché quelle sostenute per l’erogazione dei servizi ai cittadini. La Corte costituzionale riconosce quanto, Ifel, Corte dei conti e Anci hanno sempre sostenuto, fino ad oggi invano, ossia che, a fare le spese, sono sempre i Comuni e quindi i cittadini ai quali, pur di assicurare gli stessi standard, qualitativi e quantitativi, dei servizi erogati, sono stati chiesti ulteriori sacrifici. La sentenza dunque, rende giustizia finalmente aggiungo, a quanti erano critici (amministrazione Bianchi fra questi) nei confronti di tutti quei provvedimenti governativi che imponevano ai comuni di fungere da gabellieri dello Stato padrone. Uno stato che pur di guadagnare credibilità agli occhi dei mercati e dell’Europa impoveriva i territori e influenzava, negativamente, l’azione amministrativa degli enti locali. Qualcuno oggi s’è desto. Destare qualcuno dal proprio stato letargico è molto importante e di ciò mi compiaccio, spero solo che questo non provochi un grave shock emotivo».

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