Nell’edilizia popolare persino una banca
Sotto esame l’esproprio a favore del condominio della coop Olimpia che da 38 anni affitta i locali a un istituto di credito
NUORO. Istituita il 27 novembre 2015 con il voto unanime del consiglio, la commissione d’indagine conoscitiva sui debiti fuori bilancio del Comune ha completato la prima fase del suo lavoro, concludendo l’analisi di tre dei cinque casi individuati tra i tanti responsabili del dissesto delle casse del municipio. Uno di questi, certo non il più consistente dal punto vista economico, ma rappresentativo dell’andazzo amministrativo che negli anni ha portato il Comune di Nuoro sull’orlo del baratro finanziario, è il caso della cooperativa Olimpia, che nel lontano 1976 ottenne, per mezzo del diritto di superficie su un’area di 2.240 metri quadri, un terreno in via Mughina (zona Ortu e Tissi) per costruire le abitazioni dei propri soci, diciotto in totale. Per mettere a disposizione l’area, il Comune espropriò terreni privati a uso agricolo avvalendosi delle norme sull’edilizia residenziale pubblica: ma, come nel 99 per cento dei casi che la riguardano, agì attraverso l’occupazione d’urgenza del terreno, tralasciando di completare la pratica di esproprio benché avesse a disposizione un lasso di tempo di almeno cinque anni. Una situazione comune a tante cooperative dove i cittadini si sono trovati nell’assurdo giuridico di essere proprietari delle case ma non dei terreni sui quali sorgono (la recente sentenza del tribunale di Nuoro sulla coop Selenia, che dà ragione ai proprietari attraverso il riconoscimento del diritto di usucapione delle aree, ne è un caso emblematico).
I pilotis. Il caso Olimpia, però, presenta alcuni aspetti singolari che di sicuro non hanno reso popolare la cooperativa in questione tra le tante di edilizia popolare; aspetti tali da provocare l’interesse del consigliere d’opposizione Giuseppe Montesu, autore di un’interrogazione nel precedente mandato elettorale e coordinatore dell’attuale commissione d’indagine sui debiti fuori bilancio (nata da una richiesta dello stesso Montesu). La commissione infatti rileva in modo molto critico l’utilizzo che la coop Olimpia avrebbe fatto nel tempo del diritto di superficie, con l’evidente avallo dell’amministrazione comunale e dei suoi uffici. Dopo aver ottenuto la concessione edilizia nel giugno 1978, infatti, appena tre mesi dopo la coop Olimpia presentava un cambio di destinazione d’uso «dei locali non strettamente necessari alla residenza, inizialmente previsti come aree pilotis – è scritto nelle conclusioni della commissione Montesu – per attività commerciali per il lasso di tempo occorrente per ammortizzare un mutuo di 25 anni destinato a finanziare lavori non previsti». Cosa sono i pilotis? Il nome deriva dai pilastri in cemento armato che delimitano uno spazio coperto ma senza pareti, generalmente usato per i posti auto. In realtà in via Mughina 2, indirizzo del condominio Olimpia, le pareti ci sono, e ospitano dal lontano 1979 l’agenzia cittadina del Credito Italiano, oggi Unicredit. Il problema è che l’affitto, che attualmente raggiungerebbe i 50mila euro l’anno, non lo incassa il Comune, neppure ora che sono trascorsi 38 anni dal rilascio della concessione, ma la cooperativa. Montesu e compagni (si fa per dire visto che il consigliere militava in Alleanza Nazionale) segnalano che la cooperativa si era impegnata a cedere i locali al Comune allo scadere del mutuo 25ennale, cioè nel 2004. E rilevano come i piani di zona per Ortu e Tissi non prevedessero la chiusura dei piani sottostanti le abitazioni (quali sono i due piani affittati alla banca, per un totale di 700 metri quadri); ancora, che il cambio di destinazione d’uso «non poteva esser fatto su un’area espropriata per la costruzione di edilizia economica popolare». (1-continua)
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