Il vescovo dopo l’incendio «Grave ferita per Sindia»
Monsignor Mauro Morfino ha scritto ai parrocchiani e parlato con le autorità Le fiamme appiccate nella chiesa di San Demetrio hanno causato ingenti danni
SINDIA. Solidarietà e vicinanza del vescovo Mauro Maria Morfino ai sindiesi e ai sacerdoti di Sindia per i gravi episodi che degli ultimi tempi hanno colpito la comunità e, in particolare, per l’incendio appiccato alla chiesa di San Demetrio che ha distrutto la statua del Santo e le tele dello splendido altare del Seicento. L’ha espressa con una lettera indirizzata alle autorità civili e religiose del paese e a tutte le famiglie di Sindia postata nel sito della diocesi. «Desidero raggiungere ognuno e ciascuno di voi in un momento di particolare pena per tutti – scrive il Vescovo –. Per me si aggiunge la pena di non potervi essere stato fisicamente vicino in questi giorni per voi così tribolati perché ricoverato nuovamente in ospedale». Parla quindi di «sequenza maniacale di gesti insani, capaci di ferire così profondamente le persone e le loro proprietà e soprattutto mortificare tanto pesantemente la sensibilità, la storia, la fede e il sentire profondo di ogni sindiese». Ricorda poi quando il 17 ottobre nella chiesa di San Demetrio annunciò la nomina di don Biccai a parroco della comunità e salutò con gratitudine il parroco-priore don Niola che lasciava l’incarico per età. «Nessuno – scrive – poteva immaginare lo scenario bellico, infuocato, raccapricciante e iconoclasta di quei fotogrammi che avremo ormai indelebilmente stampati per sempre negli occhi. Ma soprattutto nel cuore». Definisce l’incendio della chiesa di Sindia «un assaggio imprevisto, sconcertante e così “troppo” a portata di mano dello scempio delle chiese della Siria e dell’Iraq che la TV ha fatto entrare incessantemente nelle nostre case in questi ultimi anni». Monsignor Morfino racconta quindi che nei giorni scorsi ha parlato del problema della gente a Sindia col prefetto, col comandante dei carabinieri e col sindaco. «Tutti – scrive – mi hanno assicurato il massimo impegno perché la vita della comunità possa riprendere con serenità e orizzonte rasserenato e dal profondo del cuore li ringrazio a nome dell’intera comunità ecclesiale e mio personale». Dopo la preoccupazione nella lettera del Vescovo c’è un segnale di speranza. «L’esperienza del pianto di questi giorni è un segno umano e cristiano bello – scrive – da non sperperare lasciandolo cadere nello sgabuzzino delle emozioni passeggere o nell’angolo dei ricordi feriti. Paradossalmente, queste lacrime, possono essere lo zoccolo duro, quel materiale inossidabile su cui costruire stili nuovi, belli, godibili e rispettosi di vita». (t.g.t.)
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