Sevizie, esplode la rabbia del tribunale del popolo
Sui social network gira la foto di un giovane. E c’è chi invoca la giustizia in piazza Ma i sindaci lanciano un invito alla cautela: «Anche le parole generano violenza»
NUORO. Da un lato le indagini della squadra mobile, silenziose e discrete, che cercano di raccogliere gli ultimi dettagli che ancora mancano per completare il quadro di violenze e ripetuti maltrattamenti durati diversi mesi e che hanno avuto come sfondo un edificio abbandonato di Nuoro. Indagini che puntano, in primo luogo, a tutelare le vittime minorenni di un clima di abusi, insulti, e sevizie tra studenti andate avanti dallo scorso autunno ed emerse grazie al contributo dei Servizi sociali. Dall’altro la rabbia del tribunale del popolo, che ben prima di un regolare processo, ha già decretato senza alcun dubbio il colpevole, invoca una vendetta barbara in piazza, diffonde via social network e chat la foto di un giovane.
Il giorno dopo la notizia dell’arresto del diciannovenne di Mamoiada M.C. che la Procura di Nuoro ha iscritto sul registro degli indagati con le accuse di violenza sessuale aggravata dalla crudeltà nei confronti di una minorenne e l’accusa di maltrattamenti e sevizie con un acido e persino una grattugia nei confronti di un’altra studentessa, Nuoro, Mamoiada e dintorni, si interrogano su vittime e carnefici. E tutt’intorno scorre una rabbia cieca.
Mamoiada, dal canto suo, si sveglia incredula per la notizia che ha coinvolto un suo giovane compaesano, e in tanti, tuttavia, preferiscono manifestare cautela, anche nei giudizi. Lo fa per primo il sindaco Luciano Barone, reduce tra l’altro da una nuova tappa dei festeggiamenti del Carnevale, che nel paese sono piuttosto sentiti. «La notizia del nostro giovane compaesano arrestato ci ha colto di sorpresa – spiega – conosco il ragazzino e la famiglia e per quanto ci riguarda è una famiglia come le altre. Quanto a lui non ci ha mai dato problemi, né è mai stato segnalato ai servizi sociali. Non voglio esprimere giudizi ma vorrei però lanciare a tutti un invito alla cautela, a non dare giudizi affrettati, a lasciare che sia la giustizia a fare il suo corso. Noi come Comune siamo qui, come sempre pronti a sostenere chi ha bisogno del nostro aiuto: Mamoiada da tempo aderisce al centro anti-violenza Onda rosa, abbiamo distribuito il numero in paese in modo che chi ne ha bisogno lo possa utilizzare e segnalare i casi anche con la garanzia dell’anonimato». E un invito alla cautela arriva anche dal vicesindaco di Nuoro e assessore all’Istruzione, Sebastian Cocco, che in un post su Facebook scrive anche in veste di avvocato penalista: «Naturalmente, dai commenti che leggo, tutti sanno esattamente cosa sia successo e sono arrivati già alla condanna. Molti di questi commentatori sono quelli che difendevano a dicembre la Costituzione: erano preparatissimi sul Cnel, molto poco sul principio di presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. Magari lo diventeranno se scopriranno che dietro le iniziali del nome, del quale chiedono a gran voce l’esatta indicazione, c'è un parente o un amico».
L’assessore Cocco, del resto, è stato il difensore del giovane imputato in un processo per violenza sessuale nei confronti di una minore. La vicenda giudiziaria, in quel caso, si era chiusa dopo 11 anni, con la piena assoluzione dell’imputato.
Anche il sindaco di Fonni, Daniela Falconi, ieri, sempre attraverso Facebook, ha scritto un lungo intervento sulla vicenda. «Come si fa ad impedire che ogni giorno migliaia di donne e bambini si ritrovino con la vita distrutta per sempre? – si chiede Daniela Falconi – Io non ho ricette. So una cosa, la parola è l'unica “arma” che abbiamo. Con i figli e con noi stessi. Usiamola la parola. Usiamola con i figli che sbagliano. Violenze di questo tipo succedono ogni giorno. E negarlo sarebbe il più grande atto di ipocrisia da parte nostra. E non c'è bisogno dell'atto di violenza più estrema per fare violenza su una persona. Bastano poche parole. E il disastro può essere fatto. E allora armiamoci di parole, parole nuove e migliori. Magari pensando che le parole possono generare violenza, e la violenza genera vittime. E una vittima è vittima, per sempre. Ma noi abbiamo anche il dovere di non creare più carnefici». (v.g.)
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