Un luogo da tutelare e valorizzare, «sacro alla spiritualità isolana»
«Amici nuoresi, se quel pino, intorno a cui fiorì un sogno di fanciulla della più grande tra le donne d’Italia e in cui il poeta nostro incise il suo nome, preso “dalla triste poesia di quel luogo”...
«Amici nuoresi, se quel pino, intorno a cui fiorì un sogno di fanciulla della più grande tra le donne d’Italia e in cui il poeta nostro incise il suo nome, preso “dalla triste poesia di quel luogo” (il riferimento è a Sebastiano Satta, ndr), esiste ancora, onoratelo di segni d’affetto: esso dev’essere sacro alla spiritualità isolana». L’invito, una vera e propria esortazione, arriva agli “amici nuoresi” direttamente da Sassari, già nel 1925, un anno prima che a Grazia Deledda (nella foto) venisse conferito il Premio Nobel per la letteratura. A scriverlo e a inviarlo nella piccola cittadina barbaricina allora ormai prossima a diventare capoluogo di provincia, è Luigi Falchi, poeta e giornalista sassarese amico di Grazia Deledda. Parole che Graziano Costa, presidente dell’associazione Orthobenessere onlus, fa sue: «Questo è un luogo da tutelare e valorizzare», ribadisce. (l.p.)
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