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Nuoro

A Sindia il casolare dove erano nascosti due quintali di droga

di Enrico Carta
A Sindia il casolare dove erano nascosti due quintali di droga

Primi sviluppi del recente blitz dei carabinieri di Ghilarza Revocato il regime di messa alla prova a un allevatore

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SINDIA. Territori comunali confinanti, ma ancor più della vicinanza contano le amicizie. Da Santu Lussurgiu, luogo del primo ingente sequestro di marijuana già pronta per il mercato isolano effettuato a settembre, a Sindia, luogo del più grande sequestro mai effettuato in Sardegna giusto pochi giorni fa, la strada è breve. Così come breve potrebbe essere quella che collega il primo arresto al ritorno in carcere di una persona e agli arresti ormai imminenti che faranno seguito all’operazione condotta dai carabinieri della Compagnia di Ghilarza appena due settimane fa.

Il mistero è tutto in un casolare che si trova un terreno di campagna. Era lo scrigno in cui erano contenuti i quasi due quintali di marijuana pronta per essere venduta. Al sequestro dello stupefacente non erano però seguiti arresti nè era stato svelato il luogo in cui lo stesso sequestro era stato effettuato. Necessità legate alle indagini avevano consigliato prudenza agli uomini del maggiore Alfonso Musumeci, ma nei giorni scorsi qualcosa si è mosso. Ai più era parso strano che chi utilizzasse il campo o forse il solo casolare non fosse finito in carcere. Viene poi difficile credere che i carabinieri e la procura di Oristano che conduce l’inchiesta non avessero anche qualche nome sul taccuino. È più immediato pensare che li volessero tenere celati ancora per un po’, ma nel frattempo è sopraggiunta la novità.

Nei giorni scorsi l’allevatore sindiese Vito Maurizio Cossu ha nuovamente varcato la soglia del carcere dov’era stato in passato. Il motivo è legato alla revoca della messa alla prova, istituto giudiziario di cui stava beneficiando. È un provvedimento figlio proprio del blitz nelle campagne di Sindia. La revoca della messa alla prova, misura alternativa alla detenzione, è arrivata in seguito ai gravi indizi attraverso i quali viene associato Vito Maurizio Cossu al casolare e alla droga. A questo punto è più agevole anche il collegamento con l’altro episodio, quello di settembre, quando a Santu Lussurgiu fu arrestato per il possesso di diciotto chili di marijuana Gian Mario Campus che di Vito Maurizio Cossu pare essere un buon amico. Ecco dove si intreccia il filo delle due operazioni che hanno mandato gambe all’aria la nuova alleanza dello spaccio.

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