Furto simulato della Porsche, Mesina a giudizio
Aperto davanti al giudice monocratico il nuovo processo all’ex ergastolano di Orgosolo
Si è aperto ieri mattina in tribunale a Nuoro, davanti al giudice monocratico Teresa Castagna, il dibattimento nei confronti di Graziano Mesina, accusato in concorso con altri di aver simulato il furto e il successivo incendio della sua Porsche Cayenne, nel marzo 2013, allo scopo di truffare un’assicurazione. Il giudice, dopo aver accolto la lista dei testi del pubblico ministero e della difesa – rappresentata dagli avvocati Maria Luisa Vernier e Beatrice Goddi – ha rinviato l’udienza al prossimo 30 maggio. Un nuovo processo per l’ex primula rossa del banditismo sardo, che non era presente in aula, dopo la recente condanna a 30 anni per associazione a delinquere inflittagli dal tribunale di Cagliari. Il furto dell’auto risale al 26 marzo del 2013, mentre Mesina e il suo autista pranzavano in un ristorante di Villagrande. L’imputato, a suo dire, ricevette una telefonata dei ladri che venendo a conoscenza del fatto che l’auto rubata era la sua, si erano scusati per l’azione e gli avevano dato indicazioni per il ritrovamento. Il Suv era stato incendiato e ritrovato in una cava dismessa del Montalbo. Gli investigatori però, non avevano mai creduto a un furto per uno sgarbo contro l’ex ergastolano, con tanto di scuse. Una versione che non tornava affatto agli inquirenti, che da anni lo tenevano sotto controllo e lo intercettavano. «Non ci risulta alcuna telefonata di scuse ricevute da Mesina – avevano detto durante una conferenza stampa – Ci risulta invece che quel Suv fosse fermo da tempo». Inoltre la Porsche Cayenne non era neppure coperta da assicurazione, ma Mesina non lo sapeva. (k.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
