Rapine e droga, coinvolti anche 13enni
Arrestati un nuorese, tre orgolesi e un mamoiadino. Diversi ragazzini di Orgosolo denunciati per spaccio di fumo e coca
NUORO. La mattina andavano a scuola, la sera spacciavano marijuana e cocaina, a Orgosolo e a Mamoiada. Bambini diventati pusher a 13 anni, “manovalanza” di una banda criminale specializzata in furti di auto e moto, rapine ai furgoni dei Monopoli di Stato e traffico di droga che è stata sgominata da un’operazione congiunta della Squadra mobile di Nuoro e del commissariato di Orgosolo in collaborazione con gli elicotteristi del Reparto volo di Fenosu (al comando del commissario Mauro Bernacchia) e gli uomini del Reparto prevenzione crimine di Abbasanta guidati dal commissario Salvatore Pisanu. Con un blitz all’alba nelle campagne di Orgosolo e Mamoiada, gli agenti hanno arrestato, su decisione del gip Mauro Pusceddu, gli orgolesi Francesco Miscera, 25 anni, Gavino Carta, di 22, Pasquale Buffa, di 25, e Simone Musina, di 22, di Mamoiada, tutti pregiudicati. Ai domiciliari è finito invece il nuorese Franco Porcheri, 49 anni, incensurato, dipendente della ditta Nusi di Nuoro e autista del furgone che trasportava tabacchi e valori bollati, rapinato per ben tre volte a Orgosolo, nel 2013, poi nel 2015 e ancora nel 2016. Per lui l’accusa è di furto, rapina simulata e anche di peculato: in quanto conducente di un furgone dei Monopoli, infatti, era incaricato di un pubblico servizio.
Nel blitz uno dei ricercati è sfuggito alla cattura mentre per Antonello Marini, 29 anni, coinvolto nella simulazione della rapina, Francesco Tandeddu, di 25, accusato di favoreggiamento, e Giuseppe Biscu, di 55, è scattato l’obbligo di dimora, a Orgosolo. Per loro le accuse sono di simulazione di reato e spaccio di sostanze stupefacenti. Biscu dovrà rispondere anche di detenzione di armi da guerra: in casa aveva una pistola semiautomatica in dotazione alle forze dell’ordine della Svizzera. I baby spacciatori, infine, sono stati denunciati alla Procura dei minorenni di Sassari. «Questa indagine fotografa uno spaccato della società criminale di Nuoro e Orgosolo» hanno commentato il dirigente della squadra mobile di Nuoro, Paolo Guiso, e il commissario di Orgosolo, Giampiero Putzu.
Le rapine ai furgoni. Le indagini, coordinate dala procura di Nuoro, partono in seguito a una rapina al furgone dei Monopoli di Stato avvenuta ad Orgosolo, nel settembre del 2015. Nel centro del paese, in corso Repubblica, tre uomini armati e col volto coperto da un passamontagna, assaltano il furgone dei tabacchi, guidato dal nuorese Franco Porcheri. Il bottino: sei casse di sigarette per un valore di 10mila euro. Una rapina analoga era già stata compiuta, sempre ad Orgosolo, nel 2013. Tutte e due le volte alla guida del furgone c’è Franco Porcheri. Un’altra coincidenza che fa drizzare le orecchie agli investigatori è che le rapine avvengono sempre di martedì, quando è di turno Porcheri. Inoltre si scopre che Porcheri frequenta assiduamente Gavino Carta, Antonello Marini e il ricercato. La banda si mette nei guai quando il 10 maggio del 2016 simula un assalto sulla strada Nuoro–Orgosolo. Anche questa volta alla guida c’è Porcheri. I malviventi bloccano il furgone con una Suzuky che invade la corsia e costringe Porcheri a deviare sulla provinciale. Qui Porcheri viene costretto a scendere dal furgone e immobilizzato con le fascette di plastica. I suoi compari scappano con 8 casse di sigarette per un valore di 16mila euro. Poi incendiano il furgone, che viene ritrovato qualche giorno dopo nelle campagne di Orgosolo. I militari trovano Porcheri sotto choc e legato, ma capiscono che è una messinscena: è d’accordo con gli altri malviventi.
I baby spacciatori. Durante le indagini sugli assalti ai furgoni i militari scoprono un fiorente piazza di spaccio tra Nuoro, Orgosolo e Mamoiada. Nel traffico sono coinvolti anche ragazzini di 13 anni. Viene sequestrata una piantagione di marijuana, nelle campagne di Locoe, di proprietà di Gavino Carta. Non solo. I militari bloccano a Mamoiada il furgone di due rom che trasportano 700 chili di rame. Lo avevano acquistato dal custode, infedele, della diga di Cumbidanovu, Giuseppe Biscu.
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