Carcere, trasferite molte detenute comuni
NUORO. Nei giorni scorsi molte detenute comuni, di Nuoro e provincia, sono state trasferite dal carcere di Badu ’e Carros in altre strutture penitenziarie dell’isola per lasciare il posto ad altre...
NUORO. Nei giorni scorsi molte detenute comuni, di Nuoro e provincia, sono state trasferite dal carcere di Badu ’e Carros in altre strutture penitenziarie dell’isola per lasciare il posto ad altre detenute “in regime di alta sicurezza”, arrivate in città in seguito a una decisione del Dap di Roma. «Una decisione calata dall’alto che determina un grave pregiudizio dei diritti fondamentali dell’individuo», denunciano gli avvocati Salvatore Murru, presidente della Camera penale di Nuoro, e Giovanna Serra, referente dell’Osservatorio del carcere nuorese. «Il trasferimento presso altri istituti delle persone detenute a Badu ’e Carros ha comportato un inaccettabile sacrificio del diritto a una difesa effettiva», protestano gli avvocati. Non solo. «L’allontanamento delle detenute dalla residenza del proprio nucleo familiare avrà ricadute anche sul piano morale e affettivo – continuano – Vengono infatti compromessi i colloqui con i congiunti che non sempre hanno la possibilità, anche economica, di affrontare le trasferte. Molte detenute, inoltre, hanno figli ancora piccoli che devono vedere e frequentamente con assiduità». Infine, vengono compromessi i piani di trattamenti, di osservazione e di studio: molte di loro, infatti, dovranno interrompere i programmi di studio già intrapresi con successo.
«Ancora una volta il carcere di Badu ’e Carros viene fatto oggetto di decisioni che non tengono contro della realtà territoriale, del punto di vista di tutti coloro che quotidianamente operano all’interno dell’istituto di pena. Soprattutto non si tiene conto della condizione dei detenuti che devono espiare la pena senza ulteriori aggravanti, nel rispetto della propria dignità e dei diritti fondamentali costituzionamente garantiti».
Fa sentire la sua voce anche l’avvocato Francesco Lai, componente della Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane. «La decisione unilateralmente assunta dal Dap contrasta con le finalità educative e di reinserimento a cui è finalizzata la pena. Trasferire le detenute a centinaia di chilometri di distanza dai propri affetti più cari significa condannarle a un vero e proprio esilio».
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