Cattedrale, il caso altare in Vaticano
Monsignor Becciu contatta il comitato. E per il Fai «il nuovo progetto non sarebbe coerente con la chiesa originaria»
NUORO. Numero di telefono criptato, dall’altro capo della linea una voce gentile che annunciava una comunicazione di monsignor Angelo Becciu, poi una breve chiacchierata tra il sostituto della segreteria di Stato vaticana e uno dei più attivi esponenti del comitato spontaneo che si schiera contro il nuovo progetto per rifare l’altare della Cattedrale, Michele Pintore. E sul finale della telefonata partita dalla Capitale, un invito “a mantenere toni moderati”, e una promessa, da parte dell’alto prelato: «Valuteremo il caso del progetto, ma per ora sappiamo che non sta andando avanti». Quando, un paio di mesi fa, il progetto per realizzare il nuovo presbiterio di Santa Maria della Neve era stato presentato in modo ufficiale, e già da allora aveva sollevato alcune critiche e diverse perplessità, in pochi probabilmente avrebbero potuto ipotizzare che un giorno la vicenda sarebbe approdata persino sul tavolo del Vaticano. Ma la grande mobilitazione popolare che nelle ultime settimane si è scatenata attorno al piano di “adeguamento liturgico” del presbiterio della Cattedrale – un progetto giudicato da molti troppo distante dal contesto neoclassico della chiesa – evidentemente si è mostrata più incisiva di quel che sembrava all’inizio.
E così, nell’ultima settimana, tra Nuoro e la Città del Vaticano c’è stato uno scambio di comunicazioni attorno alla vicenda. Il primo contatto lo aveva sollecitato alla fine di febbraio l’appassionato ricercatore di arte, storia e tradizioni popolari, Michele Pintore. In una lettera, inviata proprio al sostituto della segreteria di Stato vaticana, Pintore scriveva: «Le chiedo, non un suo intervento, ma semplicemente un richiamo al vescovo Marcia perché “non calchi la mano” e si giunga a un sereno e fraterno dialogo da buoni cristiani, come la Chiesa stessa c’insegna». Passano pochi giorni e monsignor Becciu decide dunque di chiamare Pintore con l’intento, evidentemente, di capire meglio i contorni della vicenda e di distendere gli animi dei nuoresi che difendevano con decisione l’attuale altare della Cattedrale e la sua storia. «Valuteremo la vicenda – dice dunque, il sostituto alla segreteria di Stato vaticana all’esponente del comitato spontaneo anti-altare – ma so che per ora il progetto è fermo».
Ma gli interventi degli ultimi giorni, attorno al progetto del nuovo altare della Cattedrale, registrano anche l’autorevole intervento del Fai, il fondo italiano per l’ambiente. Il responsabile paesaggio dell’associazione regionale, Franco Masala, di professione architetto, sollecitato dai soci nuoresi coordinati dalla presidente provinciale Graziella Macis, ha detto la sua sul progetto altare attraverso un documento dai toni moderati ma dal contenuto piuttosto chiaro.
Il documento è stato letto anche nel corso di una vivace assemblea popolare sul caso-altare che si è tenuta una decina di giorni fa nell’auditorium della biblioteca Satta. In quella stessa sede il vescovo Mosè Marcia aveva spiegato ai presenti che il progetto nasceva dall’esigenza di adeguare la Cattedrale alle norme liturgiche introdotte dal Concilio Vaticano II, e che pertanto andava fatto. Per il responsabile paesaggio del Fai regionale, Masala, «il nuovo progetto, predisposto dalla Curia in accordo con la Soprintendenza alle Belle arti, prevede una sistemazione anche interessante se presa a sè stante ma anche non così coerente con la chiesa originaria», ma poi lo stesso responsabile del Fai, Masala, ricorda anche che esiste una nota pastorale della Cei, circa l’adeguamento alle chiese secondo la riforma liturgica, che definisce fondamentale l’esigenza di elaborare progetti che siano armonici rispetto al contesto, e aggiunge anche la raccomandazione di «accogliere i suggerimenti della comunità di fedeli».
«Il Fai, pertanto – scrive Masala – ritiene la soluzione adottata intrusiva e alterativa della percezione che un fedele o un cittadino hanno dello spazio presbiteriale». «Un momento di ripensamento – aggiunge – diventa obbligatorio».
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