«Servono fondi per i Centri antiviolenza»
L’appello è stato rivolto alla Regione durante il convegno promosso dal partito dei Rossomori
NUORO. Nuove sollecitazioni per gli interventi in grado di combattere la violenza di genere, e nello specifico sulle donne, la parte che ne soffre in maniera specifica, visti fatti, numeri e schemi sociali. Sono partite sabato da Nuoro, durante il convegno regionale sull’attualità dei centri antiviolenza, promosso dal partito dei Rossomori. Incontro non accademico. Il punto nevralgico la richiesta alla Regione di ripristinare i fondi per i centri isolani ridotti nella finanziaria del 2016 a 173mila euro cadauno, mentre erano 300mila nel 2010. Risposte e attese anche riguardo alle prevenzione, a iniziare dall’educazione nella scuola, fondamentale per battere un fenomeno la cui origine è culturale. Lo hanno ribadito Luisanna Porcu, responsabile, a Nuoro, del centro Onda Rosa, Silvana Maniscalco, arrivata da Cagliari, dove ha la responsabilità dell’associazione Donna Ceteris. Con loro Patrizia Desole, di Prospettiva Donna, di Olbia. L’ultimo dramma familiare, a Iglesias, con l’assassinio di Federica Madau per mano del marito ha aleggiato nella sala della biblioteca “Satta”, fermandosi in più passaggi degli interventi, con un carico di sofferenza e la voglia di diffondere nell’opinione pubblica il massimo grado d’indignazione. Il fatto positivo è che non si è all’anno zero. La Sardegna – è stato rimarcato – può contare sulla legge di settore forse più innovativa d’Italia. Ha previsto i centri di ascolto e assistenza, con le case-rifugio, una dotazione annuale e soprattutto molto lavoro nella prevenzione. Onore e merito è stato dato proprio dalla “padrona” di casa, Luisanna Porcu, che dagli anni ’90 vuole rendere concreta la meravigliosa idea di «liberare le donne dalla paura e sottomissione, fare in modo che anche chi è vittima della violenza possa ritrovare serenità, gioia di vivere e autonomia attraverso l’aiuto dei centri». Lo ha rimarcato con il suo piglio deciso e in certi frangenti arrabbiato, con un richiamo all’impegno di tanti: «Gli avvocati che devono seguire le vicende con un contatto continuo con le procure. I medici, che si devono chiedere quali sono i problemi dietro quelle richieste costanti di antidepressivi. In famiglia e a scuola è fondamentale far crescere la cultura delle pari opportunità». Ma non è tutto. Una parte della lotta è in capo alle stesse vittime, alle quali raccomanda di «trovare forza e determinazione per denunciare i soprusi, rivolgersi ai nostri centri, perché vi troveranno protezione e comprensione». Onda Rosa è l’esempio che la cosa si può fare. Il centro è il primo nato in Sardegna. Si è avvantaggiata dell’attenzione di amministrazioni municipali sensibili al problema (dalla giunta Zidda i fondi per il primo centro) ed è stata di stimolo per la scrittura della legge della Regione, con la rete delle case-rifugio. Quest’ultima è fondamentale, ricorda Silvana Maniscalco: «Il fatto di essere dentro un sistema di strutture ci consente di trovare la soluzione migliore per la residenza della donna, lontano da dove è la minaccia».
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