Bitti, i pastori barbaricini: «Briatore ci ha difeso»
L’imprenditore di Cuneo all’Arena su Rai Uno ha promosso il pecorino sardo Gli allevatori: «Visto il silenzio che ci circonda è una notizia che si parli di noi»
BITTI. È da tempo che Flavio Briatore non perde occasione per intervenire a difesa dei pastori sardi. Così è stato anche domenica a “L’Arena” su Rai Uno, intervistato dal Massimo Giletti. Come sempre le dichiarazioni hanno suscitato uno scontro-dibattito nei media e nei social, i diffidenti che lo considerano l’ennesimo imprenditore d'assalto che vuole sfruttare la Sardegna per un esclusivo tornaconto personale e chi invece lo difende a spada tratta, come i tanti allevatori, nettamente a favore delle iniziative imprenditoriali che sta portando avanti per sostenere il mondo agro-pastorale. «Siamo circondati dal silenzio e solo il fatto che parli dei nostri problemi è più che positivo – dice Gianuario Falchi, allevatore di Bultei – . In Tv ha detto la verità, la politica è assente; fa finta di occuparsi di noi pastori mentre lui, da imprenditore, lo fa davvero». Per Nenneddu Sanna di Orune «in questi mesi abbiamo avuto un ritorno di immagine enorme. C’è tanto e duro lavoro dietro l’accordo con Briatore e non vediamo l'ora che l’iniziativa decolli, i tempi ormai sono maturi».
Nell’arena televisiva di Giletti il “pastore di Cuneo” era comunque perfettamente a suo agio nel ruolo di “gladiatore”. Invitato ad intervenire su pensioni e vitalizi ai politici, burocrazia, Donald Trump e Silvio Berlusconi, ha riportato invece l’attenzione sui pastori «imprenditori di grande valore che mandano avanti aziende spaccandosi la schiena dall’alba al tramonto 365 giorni all’anno, abbandonati dalle istituzioni e in mano al monopolio degli industriali del latte». Non ha poi sprecato l’occasione per sferrare un attacco a «quella politica che non ha saputo difendere e promuovere uno dei prodotti sardi più genuini, il pecorino, permettendo inoltre che latte di altissima qualità, proveniente da pascoli dove le pecore “brucano l’erba sotto un tetto di stelle”, venga mescolato dall'industria casearia con altro di dubbia genuinità. Il risultato è un formaggio scadente che, immesso nei mercati danneggia anche quello di assoluta eccellenza». Bisogna dire che l’imprenditore si è personalmente impegnato in una sorta di joint venture con un gruppo di allevatori del centro-nord Sardegna e diverse sono state le visite in aziende agropastorali. Nell’ultima di dicembre scorso Flavio Briatore era giunto a Bitti con Sebastiano Sardo, l’esperto di formaggi della Slow Food in Eataly, la catena internazionale di alimentari fondata da Oscar Farinetti. Tra le diverse e tutte eccellenti qualità di pecorino sardo degustate presso l’hotel Su Lithu, si era optato per un semicotto dal sapore dolce e amabile, stagionatura di 7/12 mesi, prodotto a Bitti. Dopo pochi giorni il pecorino in questione era già esposto nello store Eataly di Manhattan a New York, offerto ad un prezzo assolutamente confacente alla qualità del prodotto. «Nell’aiutare i pastori non sto facendo niente di straordinario – ha aggiunto Briatore a “L’Arena”, che con i suoi 4 milioni di telespettatori è tra i programmi più seguiti nella fascia pomeridiana della domenica. «Sto cercando di riempire quel vuoto lasciato dalla politica, sempre più condizionata da un sistema burocratico oppressivo, buono solo a mettere il bastone fra le ruote a chi vuole investire, creare ricchezza e lavoro».
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