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Nuoro

Carcere, primo spiraglio nella vertenza infermieri

di Francesco Pirisi
Carcere, primo spiraglio nella vertenza infermieri

L’Asl studia una procedura per la riassunzione dei nove lavoratori licenziati Mustaro (Cisl): «La loro assenza sta creando difficoltà all’assistenza ai detenuti»

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di Francesco Pirisi

NUORO

Il problema dei nove infermieri delle carceri di Badu 'e Carros e Mamone, licenziati a dicembre dalla Asl, è da alcuni giorni sul tavolo di Fulvio Moirano, direttore dell'Ats, l'azienda per la tutela della salute. L'impegno è rivolto a trovare una via per la loro riassunzione o comunque l'apertura di una selezione riservata, dove possano fare valere professionalità e anzianità di servizio maturate all'interno del sistema sanitario dove hanno operato per diversi anni. L'altra strada è una previsione, per il reimpiego, da inserire nella legge finanziaria, che nelle prossime settimane approderà in Consiglio regionale. Un atto per il quale si sono impegnati i consiglieri eletti nella provincia di Nuoro, se la soluzione amministrativa interna all'Ats non dovesse andare in porto.

Nel frattempo da parte degli infermieri è stata depositata nella Direzione territoriale del lavoro una richiesta di conciliazione con l'azienda sanitaria, passaggio necessario per un'eventuale vertenza se i passi della politica non si rivelassero risolutivi. Il caso è tra quelli che tengono in fibrillazione il settore della salute nel Nuorese, proprio in questo periodo salito alle cronache per la denuncia dei vuoti negli organici di infermieri e medici, e per la condizione dei lavoratori ausiliari, entrati nella confusione più totale dopo il blocco del Project financing. Per gli infermieri delle carceri il colpo è stato ancora più duro. Come spiega Giorgio Mustaro, segretario della Cisl Funzione pubblica di Nuoro: «Alcuni di loro sono in servizio da svariati anni, con contratti sempre a termine o di collaborazione. Prima erano dipendenti del ministero di Grazia e Giustizia e poi della Asl, da quando nel 2012 la sanità è passata nelle competenze delle Regioni. Tutti hanno raggiunto dunque almeno i 36 mesi che la legge sulla pubblica amministrazione ha fissato a suo tempo come momento in cui si matura il diritto della trasformazione del contratto a termine nel tempo indeterminato». Passaggio contrattuale per i lavoratori interessati a portata di mano proprio nella fase del trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni, «se non fosse stato per una pratica amministrativa chiusa con troppa fretta e che ha dimenticato di farsi carico di queste situazioni consolidate nei fatti», aggiunge Mustaro. E ciò, e a maggior ragione, proprio nel caso dei lavoratori della sanità carceraria: «La loro assenza ha creato delle difficoltà, soprattutto nel primo periodo e nonostante il posto sia stato preso da altri professionisti. Questo perché l'opera viene prestata in un ambiente particolare, dove ha un rilievo anche il rapporto di fiducia che s'instaura nel tempo con il detenuto». Le ultime notizie dalla Regione appaiono incoraggianti, per via della ricerca di una soluzione proprio in questi giorni da parte di Moirano. Impegno alla cui base vi sono le garanzie date dall'assessore Luigi Arru al consigliere regionale di Sel, Daniele Cocco, in risposta a un'interrogazione in aula, dove già si avanzava una duplice possibilità per la soluzione di un unico problema.

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