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Morto l’edicolante paladino del folk

di Sergio Secci
Morto l’edicolante paladino del folk

Stroncato da un arresto cardiocircolatorio, è deceduto ieri mattina a Torpè all’età di 56 anni l’ex edicolante Eugenio Chessa, icona vivente del folclore isolano, per quaranta anni ballerino e...

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Stroncato da un arresto cardiocircolatorio, è deceduto ieri mattina a Torpè all’età di 56 anni l’ex edicolante Eugenio Chessa, icona vivente del folclore isolano, per quaranta anni ballerino e responsabile del gruppo folk dell’Alta Baronia. Una esistenza, quella di Eugenio, volta a far conoscere la bellezza dei balli di Torpè e insegnarli a centinaia di persone che ne apprezzavano unanimamente la grande passione e l’amore che riusciva a trasmettere per i gesti della consuetudine legati al ballo. Nella sua carriera ha calcato i palchi di tutta l’isola e di vari centri italiani e d esteri per ben 670 volte riscuotendo insieme al gruppo unanimi consensi e forti apprezzamenti. A Torpè aveva dedicato la sua vita (era stato anche consigliere comunale) e spesso anche le sue lacrime. Ha scritto due libri sulla storia del borgo che mettevano in evidenza il suo cuore appassionato. Lascia un grande vuoto in paese, l’edicolante ragioniere ballerino che conosceva tutto di tutti, date, giorni mesi e anni scolpiti indelebili nella sua testa, come indelebile sarà il ricordo di questo straordinario figlio di Sardegna. Cordoglio per la morte improvvisa di Chessa è stata espressa dall’Unione pionieri cultura europea ed il Centro divulgazione arte e poesia a nome del presidente regionale Fiorentino Deroma e del presentatore Francesco Spanu.

Entrambi esprimono vicinanza alla famiglia e al gruppo folk Torpè. «Eugenio Chessa stimato ed apprezzato oltre che per le sue innate doti umane, per il contributo reso a favorire, divulgare anche tra i giovani, l’amore è la sensibilità per il ballo sardo – dice una nota –. Con Eugenio scompare uno dei paladini della storia culturale e folclorica dell’isola. La sua forte testimonianza serva da stimolo per il futuro, per far di che il suo nome sia il vessillo sempre luminoso della nostra terra nel mondo».

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