La Nuova Sardegna

Nuoro

Casa Moro ospita sette rifugiati un vero esempio di integrazione

di Gianluca Corsi
 Casa Moro ospita sette rifugiati un vero esempio di integrazione

Il centro è nato pochi mesi fa su iniziativa di “Migrantes Nuoro” come struttura di prima accoglienza Nell’antico rione di Santu Predu gara di solidarietà per aiutarli a trovare un lavoro oppure a studiare

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NUORO. C'è una casa, nel cuore antico di Nuoro, dove le differenze si annullano e si costruisce l'utopia. Ha un nome che evoca, sfidandolo inconsapevolmente, il terrore atavico del popolo sardo per gli stranieri venuti dal mare; pure simbolo quadripartito e inconfondibile della sua bandiera. E invece Casa Moro – nata appena pochi mesi fa come punto di prima accoglienza per i migranti “sbarcati”, più per destino che per scelta, nella città di Grazia Deledda – sta diventando un laboratorio di integrazione, esempio virtuoso da imitare.

Ogni martedì sera i soci volontari di “Migrantes Nuoro” vi si riuniscono per affrontare le emergenze e programmare il futuro.

Si va dai problemi di vita quotidiana, come la spesa giornaliera, le infiltrazioni d’acqua, ai progetti per far studiare o lavorare i migranti ospiti (l’abitazione può ospitare, dignitosamente, un massimo di sette persone). E, sistematicamente, per ogni questione urgente da affrontare o per un nuovo sogno da alimentare, scatta immediata la macchina della solidarietà. Basta un tam tam di e-mail e un giro di telefonate e la soluzione si trova.

E poi c’è il rione: quella Santu Predu che, se decide di aprirti il suo cuore, non ce n’è per nessuno. Complice anche un parroco “del fare”, che tesse silenziosamente trame di solidarietà. E così, sabato scorso, don Totoni ha invitato i giovanissimi dell’Azione Cattolica della parrocchia di Nostra Signora del Rosario per conoscere i ragazzi di Casa Moro.

Non c'è voluto molto perché gli occhietti “santupredinos”, guizzanti di curiosità, sfociassero in un fiume di domande: sul viaggio dei migranti, sui motivi che li hanno portati fino a qui.

Curiosità famelica, capace di vincere l’iniziale timidezza degli ospiti di Casa Moro, piacevolmente coinvolti in quel momento di riflessione con il quartiere. Ma certe idee tanto più sono azzeccate quanto meno sono frutto di elaborazioni complesse e lunghe gestazioni. E diventano contagiose: una delle persone presenti all’incontro ha già prenotato un momento analogo nella scuola superiore dove insegna.

Prima, però, c'è la presentazione di un nuovo progetto: un laboratorio di teatro con i ragazzi di Casa Moro, da estendere eventualmente anche ai tre ospiti della casa di accoglienza di Santa Maria della Neve, e ad altre persone di Nuoro che vorranno aderirvi.

Domani se ne parlerà al Gran Bazaar Cafe di via Sebastiano Satta. E quale miglior vettore quello del teatro e della cultura per inoculare il virus contagioso della solidarietà?

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