Omaggio a Bustianu «I fondi librari nella casa del Vate»
Il dibattito sul 150° della nascita di Sebastiano Satta L’ex sindaco Zidda: completiamo i percorsi già avviati
NUORO. «A questo punto, sia permessa anche a me una sommessa e cortese petizione al sindaco: visto l’approssimarsi della ricorrenza che ha mosso lo scambio epistolare, sull’imminente celebrazione del 150° dalla nascita di Sebastiano Satta, e l’avvicinarsi dell’anno 2020, con l’impegnativa sfida di Nuoro che si candida ad essere Capitale europea della cultura, perché non riprendere il percorso delle cose possibili da completare? Fra cui, principalmente, il trasferimento in Casa Satta dei preziosissimi Fondi librari (tali sono per la nostra cultura e per la nostra storia) ancora giacenti nello spazio “provvisorio” che era stato loro destinato in attesa del recupero della casa del Poeta, immaginata come loro sistemazione definitiva, e finanziata con fondi a destinazione specifica». A prendere la parola è l’ex sindaco di Nuoro Mario Demuru Zidda. Anche lui prende carta e penna e stimola il dibattito sulla memoria di Sebastiano Satta, Bustianu, il Vate di Sardegna nato 150 anni fa nel capoluogo della Barbagia.
Prima Annico Pau, pure lui ex sindaco, che sollecitava l’amministrazione comunale a commemorare l’evento. Poi l’attuale sindaco Andrea Soddu, che ha dato ampie rassicurazioni che le celebrazioni sattiane avranno luogo nella maniera più degna. Ora Mario Demuru Zidda, che puntualizza e arricchisce la ricostruzione storica dei fatti legati all’acquisizione e al restauro della Casa Satta come pure sulla Biblioteca dei Fondi e sul monumento nel colle di Sant’Onofrio.
«La Casa di Sebastiano Satta è stata acquisita nel 2004 dall’amministrazione comunale (sindaco era allora lo stesso Demuru Zidda, ndr) dopo una complessa trattativa col Tribunale di Nuoro, essendo stato l’edificio oggetto di alcuni trasferimenti di proprietà, ed infine di vendita giudiziaria, quando versava in stato di grave degrado ormai da molti anni. Gli ex proprietari avevano apportato nel tempo significative modifiche interne, al di fuori di qualunque criterio minimamente conservativo del bene, con l’evidente compromissione di molte delle caratteristiche originarie (e, in parte, dell’impianto stesso). Le vicende private riguardanti i proprietari, furono la probabile causa dell’ulteriore incuria che per svariati anni colpì lo storico edificio». «Successivamente all’acquisizione – va avanti l’ex sindaco Mario Demuru Zidda –, si è provveduto, da parte del Comune, fra l’inizio 2007 e il marzo 2008, all’affidamento, a seguito di bando di gara: dell’incarico di redazione del progetto definitivo/esecutivo; dello studio di fattibilità e piano di gestione per la partecipazione a bando Por Sardegna 2000/2006 Misura 2.3; dell’affidamento della esecuzione dei lavori all’impresa appaltatrice. I lavori di restauro e ristrutturazione funzionale della Casa Satta, destinata ad essere la “Biblioteca dei Fondi”, sono stati affidati per un importo contrattuale di poco più di un milione di euro derivanti, appunto, dai fondi Por. I lavori, diverse volte interrotti per ragioni tecniche e poi ripresi, furono oggetto nel 2012 (quando sindaco era Alessandro Bianchi, ndr) di una definitiva variante in corso d’opera, per la rimozione di una parte della corsa del vano ascensore (inesteticamente svettante sopra il tetto dell’edificio, e oggetto di giuste rimostranze di molti cittadini); la rimozione di alcune aiuole nel cortile interno e di ulteriore risanamento del seminterrato soggetto a residue infiltrazioni d’acqua. Pur nelle precarie condizioni d’origine date – spiega ancora Demuru Zidda –, l’opera di ristrutturazione ha seguito, per quanto possibile, un indirizzo architettonico “di restauro”, con interventi di adeguamento funzionale ispirati alla razionalità e alla sobrietà stilistica, senza compiacimenti a pseudo soluzioni d’epoca, e tuttavia senza stravolgimento di alcunché». «In tutte le fasi descritte – sottolinea l’ex sindaco –, le opere sono state oggetto di approvazione da parte degli organi amministrativi e della Soprintendenza al patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico di Sassari e Nuoro, competente per materia e territorio».
«Non mi soffermo sulla stele dedicata allo stesso Sebastiano Satta sul colle di Sant’Onofrio – riprende Mario Demuru Zidda –, se non per ricordare che dopo decenni di “amor vandalico” riservato all’opera, negli anni fra il 2005 e il 2007 venne realizzato, in più fasi, il primo e finora unico intervento di restauro, ad opera del Comune di Nuoro, con incarico all’architetto Michele Ciusa (che rinunciò al compenso professionale). L’intervento, di complessivi 70 mila euro di spesa,con fondi reperiti fra Regione (40 mila) e Fondazione Banco Sardegna (30 mila), non ha potuto essere completato, in quella fase, per “affaticamenti” procedurali e finanziari sulla conclusione del restauro, aggravati successivamente dalla scomparsa del compianto architetto Ciusa. Niente impedirebbe tuttavia – chiude l’ex sindaco –, con un adeguato impegno, di procedere alla definitiva sistemazione del monumento».
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